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Franca Bolognini con il figlio Alessandro

Franca Bolognini con il figlio Alessandro

La mamma di Ale, ucciso da un tir a Sestri Ponente: «Sciopero della fame per farmi ascoltare»

A quasi due anni dalla morte dello studente 18enne, travolto da un camion all'uscita da scuola, la madre Franca Bolognini ancora aspetta il risarcimento da parte dell'assicurazione e annuncia: «Non toccherò più cibo»

Il 2 dicembre saranno due anni. Due anni da quando Alessandro Fontana, 18 anni, ha perso la vita travolto da un camion che ha agganciato il suo zaino all’incrocio tra via Giotto e via Borzoli, davanti all’istituto Bergese di Sestri Ponente, e da quando Franca Bolognini, la mamma di Ale, tenta di arginare il dolore insieme con la famiglia e lotta per avere una giustizia che a oggi ancora non è stata fatta. Perché anche se in primo grado l’autista che il 2 dicembre del 2014 guidava il camion che ha ucciso lo studente è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione, l’assicurazione continua a rimandare il risarcimento, impedendo di voltare pagina a chi ad Alessandro voleva bene. Ed è per questo, e per mantenere viva l’attenzione sul caso, che Franca Bolognini ha deciso di ricorrere a metodi drastici: lo sciopero della fame, come lei stessa ha annunciato sul gruppo Facebook creato proprio per chiedere lo stop al passaggio dei mezzi pesanti nelle vie del quartiere. 

«Quando dopo 99 settimane di silenzio una madre vuole solo avere pace e non continue prese in giro non c'è che un'alternativa: lo sciopero. Uno sciopero che costringa chi fa il sordo, chi trascina le cose per guadagnare tempi che per lui vogliono solo dire denaro, a pensare che per una madre che ha perso un figlio il tempo è relativo», scrive in un lungo post la Bolognini, che da oggi, ha chiarito, «non toccherò più cibo, quel cibo che mio figlio tanto adora, lo faccio per far capire che le lungaggini processuali a cui ci sta sottoponendo l'assicurazione uccidono tanto quanto il fatto stesso». 

Uno sfogo in cui Franca Bolognini non nasconde nulla, e in cui punta il dito contro la burocrazia, e la necessità di sostenere «continue udienze e spese» per vedersi riconosciuto un risarcimento che, al di là del valore simbolico, verrebbe utilizzato anche per far rivivere un pezzetto di Ale nelle tante iniziative in sua memoria, dalla borsa di studio per la facoltà di Medicina, cui il giovane studente si sarebbe iscritto finito il liceo, a una nuova sede per gli Scout, passando per i fondi da donare ad associazioni che si occupano di assistere malati terminali: «Non mi vergogno a dire che si sta consumando un altro omicidio. Una condanna penale di primo grado, una piena colpevolezza dell'autista e ancora nulla. Per me madre l'unico modo di cercare di sopravvivere è chiudere almeno gli aspetti legali. Questi criminali per non dare ciò che la legge con delle specifiche tabelle nazionali che stabiliscono il valore della vita di una persona, che per me non ha prezzo e a cui mi adeguo perché sempre sono stata a quanto la legge dice, trascinano i processi, colpendo, colpendo, colpendo ancora». 

Una battaglia che la donna porta avanti ormai da 700 giorni, rivolgendosi anche direttamente al sindaco Marco Doria, prima per dimostrare che da parte di Alessandro non ci fu alcuna disattenzione, poi per sottolineare la pericolosità dei parcheggi per gli scooter tracciati dal Comune (ora rimossi), infine per ottenere una condanna a carico dell’autista del tir e un risarcimento «per Ale per i suoi sogni infranti che qualcuno neppure vuole fare andare avanti». Sciopero della fame, dunque, come estremo tentativo per evitare che tutto passi in sordina, e che il secondo anniversario della morte di Alessandro trascorra senza novità: un annuncio che ha riscosso tantissima solidarietà, ma anche altrettanta preoccupazione per la salute di Franca Bolognini, che ha deciso di rassicurare almeno in parte chi la sostiene.

«Io sono determinata a porre fine a questa maledette lungaggini. C'è chi mi ha detto di non farlo perché Ale non lo vorrebbe (Ale voleva vivere voleva i suoi sogni), chi per la mia famiglia - ha spiegato sempre su Facebook - Qualcuno mi ha chiesto di trovare altri sistemi. Ecco, se sono arrivata a questa decisione è perché non vedo altri sistemi. Di una sola cosa su quello scritto torno indietro: non mi lascerò andare sperando di raggiungere il mio Ale. Lotterò con il mio digiuno, con tutte le mie forze, lotterò perché anche i sordi alla fine dovranno sentirmi, lotterò perché viviamo in un paese dove si tutelano i poteri forti e si lasciano le persone semplici a fare i conti con iter processuali e burocratici inauditi. Non porrò fine al mio sciopero, non sono persona da rimangiarsi quello che ha detto, certo con il sostegno avuto lo farò con tutte le mie energie, quelle che solo una madre ferita riesce a tirare fuori. E se ci si sono margini di discussione ascolterò, senza illusioni. Troppe sono le persone che vendono favole».

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