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Franca Bolognini con il figlio Alessandro

Franca Bolognini con il figlio Alessandro

Studente travolto e ucciso da un tir, la madre interrompe lo sciopero della fame

Franca Bolognini, la mamma di Alessandro Fontana, ha annunciato di avere avuto novità positive nelle ultime settimane, e di avere per questo deciso di «dare ancora una volta fiducia. Ma sarà l'ultima»

Dopo 14 giorni di sciopero della fame, Franca Bolognini, la mamma di Alessandro Fontana, lo studente di 18 anni travolto e ucciso da un tir a Sestri Ponente nel dicembre del 2014, ha deciso di sospendere la protesta iniziata per lo scorso 25 ottobre.

L’annuncio è arrivato via Facebook, cui la donna aveva affidato il primo, disperato sfogo contro la burocrazia e il lungo iter necessario per ottenere il risarcimento dalla compagnia di assicurazioni: «Pare che ci siano sviluppi importanti, e sentito il mio avvocato, ho ancora per una volta deciso di dare fiducia a chi ha in mano tutto. Dal’8 novembre sospenderà lo sciopero della fame».

Il post è stato accolto con gioia dai tantissimi amici e sostenitori della Bolognini, che da tempo ormai si batte affinché il passaggio di camion e tir come quelli che hanno ucciso il suo Ale (agganciato per lo zaino e travolto a poca distanza dall’uscita dell’istituto Bergese, tra via Giotto e via Borzoli) venga finalmente vietato: la speranza è che, dopo la condanna a un anno e otto mesi di reclusione emessa nei confronti dell’autista del mezzo pesante, l’assicurazione si decida a elargire il risarcimento con cui la famiglia Fontana vorrebbe finanziare alcune iniziative in ricordo di Alessandro, dalla borsa di studio alla facoltà di Medicina a una nuova sede per gli Scout, di cui il giovane studente faceva parte.

«Se tutto si rivelasse l’ennesimo nulla di fatto, però, ricomincerò, e niente e nessuno a quel punto mi farà tornare indietro: tutto ha un limite”, è stato l’avvertimento della Bolognini, che annunciando lo sciopero della fame aveva spiegato che «non mi vergogno a dire che si sta consumando un altro omicidio. Una condanna penale di primo grado, una piena colpevolezza dell'autista e ancora nulla. Per me madre l'unico modo di cercare di sopravvivere è chiudere almeno gli aspetti legali. Questi criminali per non dare ciò che la legge con delle specifiche tabelle nazionali che stabiliscono il valore della vita di una persona, che per me non ha prezzo e a cui mi adeguo perché sempre sono stata a quanto la legge dice, trascinano i processi, colpendo, colpendo, colpendo ancora».

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