Ponte, il vento fa slittare la discesa della trave. Parte il cantiere per la ricostruzione

Sul lato ovest del Polcevera si procede facendo i conti con gli imprevisti. Le raffiche rallentano lo smontaggio meccanico, ma i costruttori hanno avviato i lavori propedeutici all'inizio dell'opera di ricostruzione

Come anticipato nei giorni scorsi, il vento si è rivelato l’unico, vero grande ostacolo per le operazioni di smontaggio del ponte Morandi.

A causa delle forti raffiche che hanno spazzato la città già venerdì, e dell’avviso per vento in vigore da lunedì, i demolitori si sono infatti visti costretti alla fine a rimanere la discesa della quinta trave del troncone ovest e a rimandarla almeno a mercoledì, sempre che il vento consenta di avviare le operazioni di taglio nella notte di martedì, così come previsto dalla procedura, e di iniziare a calare verso terra con gli strand jack la sezione che sta tra le pile 3 e 4. Sino al termine delle operazioni rimarrà dunque chiuso corso Perrone, nel tratto tra via Perini e via Borzoli.

Al via l’allestimento del cantiere per la ricostruzione

Lunedì hanno però preso il via, sempre sul lato ovest, le operazioni preparatorie all’avvio dei lavori di costruzione del nuovo ponte, affidati alla join venture PerGenova. I tempi sono dettati, in realtà, dai tempi di consegna delle aree da parte dei demolitori (ed è per questo che, nella redazione del progetto di demolizione e ricostruzione e della costituzione di un’unica società per entrambi i cantieri, la discussione più accesa riguardava proprio le penali in caso di ritardo), ma PerGenova, la joint venture costituita da Fincantieri Infrastructure e Salini Impregilo, ha comunque iniziato a predisporre l’area di cantiere.

Nel dettaglio, le attività prevedono la deviazione di uno dei canali artificiali, la roggia “senza nome”, l’allestimento delle aree di cantiere e dei suoi ingressi, la costruzione delle rampe di accesso e delle piste di viabilità del cantiere e l’installazione degli impianti di trattamento dei fanghi bentonitici per il prossimo avvio delle operazioni relative alla posa dei pali di fondazione. Continuano inoltre i lavori di bonifica bellica e di risoluzione delle interferenze.

Nel frattempo, proseguono anche le attività negli stabilimenti di Sestri Ponente, di Castellamare di Stabia e di Valeggio sul Mincio per la produzione delle lamiere e delle travi di acciaio che saranno utilizzate per realizzare la sovrastruttura dell’opera.

«Siamo pronti a svolgere al meglio il nostro lavoro per restituire un’infrastruttura sicura, sobria, e funzionale - ha fatto sapere Alberto Maestrini, presidente di PerGenova - e ribadiamo la volontà di mettere a disposizione di Genova e del Paese tutto il know how delle due società affinché i lavori di costruzione possano prendere il via secondo quanto previsto, non appena ci verranno consegnate le aree. Confermiamo inoltre il nostro impegno ad attenerci non solo ai più alti e avanzati standard di qualità, gestione ed efficienza, ma anche al rispetto di un cronoprogramma di costruzione con tempi estremamente compressi, mai adottati in passato su infrastrutture simili».

Tempi stretti, il commissario fa i conti con gli imprevisti

I tempi stringono, insomma, e il sindaco-commissario Marco Bucci, dal canto suo, farà tutto ciò che è in suo potere per farli rispettare. Ricordiamo che inizialmente, la ricostruzione vera e propria era prevista per giugno e il completamento del nuovo ponte per fine 2019 - inizio 2020, con inaugurazione al traffico ad aprile 2020. A oggi, però, pare difficile che si riesca a rispettarlo sino in fondo, complici gli imprevisti che spesso si verificano in cantieri complessi come quello del Morandi: prima il ritrovamento di fibre di amianto all’interno della struttura, quindi lo stop da parte della commissione esplosivi per l’utilizzo di micro cariche per l’abbattimento della pila 8, poi il vento che necessariamente rallenta le operazioni. 

Restano inoltre da montare le torri di acciaio a puntello del troncone est - che consentiranno anche la riapertura di via Fillak - e, da qualche giorno, le maxi gru arrivate dall’Olanda per la demolizione meccanica delle pile del troncone ovest. Una soluzione adottata all’ultimo minuto per supplire alla mancanza della maestria di Danilo Coppe, “Mr. Dynamite”, cui era stato affidato il compito di demolire con esplosivo la pila 8. Ora la prima a cadere, smontata meccanicamente, sarà la pila 5. Per il troncone est, però, rimane una grande incognita: non esisterebbe a oggi un piano B per la demolizione delle pile 10 e 11, e l’opzione gru potrebbe non essere praticabile in un’area affollata di palazzi. La progettazione e la presentazione di un nuovo piano potrebbero dunque portare via ulteriore tempo.

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