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Sfollati, giovedì via ai rientri: «A metà novembre recuperato tutto il possibile»

Entro la fine della settimana, meteo permettendo, i residenti degli edifici della zona rossa inizieranno a rientrare per recuperare gli oggetti: nel dettaglio, ecco il piano del Comune

Settimana decisiva quella appena iniziata per le centinaia di persone sfollate che dal giorno del crollo di ponte Morandi, aspettano di poter rientrare nelle loro case per recuperare effetti personali e di valore. Dopo settimane di monitoraggi con i sensori installati su quanto resta del viadotto, infatti, Comune e Protezione Civile hanno fissato a giovedì il primo giorno utile per iniziare le spedizioni all’interno dei palazzi che si trovano in zona rossa e che sono rimasti “congelati” al 14 agosto.

Il Comune ha già predisposto un piano insieme con i vigili del fuoco e gli stessi sfollati (il dettaglio e il calendario sono visionabili sul sito), che da ormai due mesi si riuniscono ogni giorno al ponte di ferro di via Fillak, ai margini della zona rossa, per avere aggiornamenti sulla loro situazione e tempi e modalità certe per i rientri: il piano prevede che i primi accessi vengano effettuati in tutti e 6 gli edifici in contemporanea utilizzando 6 gru esterne dotate di piattaforma su cui verranno caricati gli oggetti. 

Crollo Morandi, ecco il piano del Comune per i rientri degli sfollati | Video

Come sono organizzati i rientri

L’obiettivo, infatti, è imitare il più possibile l’uso delle scale interne per ragioni di sicurezza: «In caso di pericolo, se il ponte dovesse dare anche il minimo segno di cedimento, residenti e soccorritori devono essere in grado di lasciare l’edificio nel più breve tempo possibile, senza ingombri dati dagli oggetti - ha confermato l’assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone - Ovviamente stiamo tenendo conto di molti fattori, in primis il meteo: deve essere una giornata senza nuvole né vento, perché operare con le gru, soprattutto ai piani alti, con il maltempo non è sicuro».

Ai rientri potranno partecipare due persone per nucleo famigliare, scortati da 3 vigili del fuoco, che potranno restare nell’appartamento per due ore. Ogni famiglia avrà a disposizione dei cartoni in cui verranno sistemati gli oggetti personali, che verranno poi trasferiti con un furgone in un magazzino in zona Campi dove, una volta organizzato il trasferimento, gli sfollati potranno poi andare a recuperare i cartoni.

«Ci siamo dati giovedì, massimo venerdì per far partire questa operazione delicata e complessa - ha detto il consigliere comunale delegato alla Protezione Civile, Sergio Gambino - Non si tratta ovviamente di un vero e proprio trasloco, perché non sarà possibile portare via tutto, ci concentreremo sulle cose importanti. Abbiamo stabilito di iniziare con gli edifici ai margini della zona rossa, in modo da avere qualche giorno in più di monitoraggio per quelli che sono proprio sotto il ponte. Dal punto di vista logistico, abbiamo deciso di partire dai piani più alti dei palazzi e scendere in modo graduale evitando di movimentare troppo la gru».

Il mobilio - perlomeno quello di grandi dimensioni - non verrà dunque recuperato, come confermato anche dall'assessore Giampedrone: «Ovviamente non si avrà il tempo di smontare cucine o camere da letto, si cercherà di prendere le cose più importanti nel minor tempo possibile e in totale sicurezza. Il mobilio è d'altronde stato riconosciuto nei risarcimenti del “Pris”, ed è un valore che il Governo ha inserito nel decreto».

In caso di pericolo, evacuazione totale in 240 secondi

Gli accessi nelle case della zona rossa di via Porro e via Fillak potranno comunque essere oggetto di modifica nel caso in cui i sensori forniscano dati negativi. In caso di dati allarmanti che possano lasciare pensare a un imminente crollo, l’evacuazione delle case, dei piazzali e delle vie comprese nella zona rossa dovranno essere evacuate in un massimo di 240 secondi, e cioè non più di 4 minuti.

I rientri saranno inoltre sospesi nel caso in cui le condizioni meteo non siano ottimali: niente rientri se la visibilità è inferiore ai 1000 metri, in caso di allerta meteo e di velocità media del vento superiore ai 10 metri al secondo. Sarà comunque uil comando dei Vigili del Fuoco a coordinare, dirigere e se necessario sospendere le operazioni. 

Tempi di recupero e tempi di demolizione: quali sono le novità

La stima fatta dal Comune per portare a termine la prima tornata di accessi è di 13 giorni. Si arriverebbe dunque a fine ottobre (meteo permettendo), e nel caso in cui vi fossero famiglie che ne fanno richiesta sarà possibile effettuare altri due accessi: «Valuteremo sulla base delle esigenze come impostare la seconda e la terza tornata di accessi - ha confermato Gambino - Abbiamo calcolato che tutte le operazioni di recupero dovrebbero durare non piace di 35 giorni».

Una stima che sembra andare incontro ai tempi che il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci si è auspicato per iniziare le operazioni di demolizione di quanto resta del Morandi: Bucci ha recentemente dichiarato di conservare speranze affinché le operazioni possano iniziare a dicembre, in modo da avere un nuovo ponte in un massimo di 15 mesi. 

«Ho visto già dei progetti reali, dal momento in cui il ponte verrà dissequestrato noi potremmo ricostruirlo in un tempo variabile dai 12 ai 15 mesi - sono state la parole del commissario - noi stiamo mettendo insieme il team di esperti e tecnici che si occuperà di demolizione e ricostruzione, e faremo in modo di riuscire ad arrivare al gruppo di committenti». Il governo a oggi sta però ancora lavorando al decreto Genova, strumento indispensabile per avviare l’opera di demolizione e ricostruzione. E il via libera deve arrivare anche dalla procura, che ha fissato ai primi di dicembre la conclusione dell’incidente probatorio e la presentazione dei rilievi effettuati su quanto resta della struttura: «Se abbiamo l’autorizzazione della magistratura possiamo demolire entro Natale», ha assicurato Bucci.

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