Crollo ponte Morandi, contestata anche l'omissione di atti d'ufficio

A dicembre è stata consegnata la perizia sulle cause del crollo e l'1 di febbraio dovrebbero iniziare le udienze, previste anche il sabato, salvo ulteriori rinvii

Si aggrava la posizione degli indagati nell'ambito dell'inchiesta sul crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale collassato il 14 agosto 2018, causando la morte di 43 persone. La procura di Genova contesta anche l'omissione di atti d'ufficio, ovvero la mancata risposta di fronte alla richiesta di documenti, nello specifico quelli sui controlli effettuati sul viadotto.

L'omissione d'atto d'ufficio è punibile con reclusione fino a un anno e una multa non oltre i 1.032 euro, oltre a sanzioni disciplinari. Le persone indagate sono 71, tra ex vertici e dirigenti di Autostrade e di Spea (la società che si occupava delle manutenzioni) e del ministero delle Infrastrutture. Le accuse vanno dall'omicidio colposo plurimo, al crollo doloso, dall'attentato alla sicurezza dei trasporti al disastro colposo.

Per l'accusa gli ex vertici di Aspi avrebbero speso sempre meno negli anni per la manutenzione della rete in modo da massimizzare i profitti per i soci. Dopo vari rinvii, a dicembre i periti hanno depositato la perizia sulle cause del crollo, in cui sottolineano la manutenzione insufficiente.

L'1 di febbraio dovrebbero iniziare le udienze, previste anche il sabato, salvo ulteriori rinvii.

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