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L'ipotesi di un indagato: «Morandi crollato per il cedimento di un cassone»

La ricostruzione è datata 25 gennaio 2019 ed è di uno degli indagati nell'inchiesta, Carlo Casini, ex responsabile dell'ufficio supporto tecnico alla sorveglianza di Spea

Dalle carte dell'inchiesta sui presunti report falsati sullo stato di alcuni viadotti autostradali emerge l'ipotesi che a far crollare il ponte Morandi potrebbe essere stato il cedimento di un cassone, dovuto a possibili infiltrazioni d'acqua che avrebbero corroso i cavi.

La ricostruzione è datata 25 gennaio 2019 ed è di uno degli indagati nell'inchiesta, Carlo Casini, ex responsabile dell'ufficio supporto tecnico alla sorveglianza di Spea, intercettato mentre parla al telefono con l'allora responsabile verifiche tecniche della stessa società, Marco Vezil. Casini è uno dei dieci per cui il Riesame di Genova ha accolto la richiesta di sospensione per un anno.

I cassoni, ovvero i camminamenti interni sotto il manto stradale, non sarebbero stati ispezionati dal 2013; uno potrebbe aver ceduto forse per via di infiltrazioni d'acqua, trascinando con sé il viadotto e la vita di 43 persone.

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