Cronaca

Inchiesta Morandi, spunta una nuova lista di possibili indagati

Una quarantina di nomi, tra cui quello dell'ex amministratore delegato di Autostrade, Vito Gamberale, e del direttore generale: l'inchiesta torna indietro anche di decenni per fare luce sulle cause del crollo

Proseguono le indagini sul crollo del ponte Morandi, e mentre in procura i magistrati portano avanti gli interrogatori, sul tavolo del procuratore capo Francesco Cozzi è arrivato un nuovo elenco di nomi di manager, funzionari e dirigenti che potrebbero essere a loro volta iscritti nel registro degli indagati se venissero accertate eventuali responsabilità nella tragedia del viadotto crollato il 14 agosto.

Nella lista, che comprende una quarantina di nomi, ci sono anche quelli del’ex amministratore delegato di Autostrade, Vito Gamberale, successore dell’attuale ad Giovanni Castellucci, e del direttore generale Riccardo Mollo. 

Il filone d’inchiesta si sviluppa non soltanto sui tempi recenti, con particolare attenzione al progetto di retrofitting  che non è mai stato appaltato (tradotto in parole povere, il piano di interventi di rinforzo strutturale per le pile 9 e 10, per cui a maggio era stato pubblicato un bando mai assegnato), ma torna indietro agli anni ’90, quando era stato effettuato un primo rinforzo degli stralli della pila 11. Le perizie effettuate dal crollo e i documenti e le testimonianze raccolti nel corso dell’inchiesta dimostrano infatti che lo stato di degrado del ponte era noto e accertato da tempo, e che al 14 agosto la pila 11 era in condizioni peggiori rispetto a quella crollata, la numero 10.

Non stupisce, dunque, che gli investigatori stiano andando indietro nel tempo, anche di decenni, per tentare di ricostruire la storia di un manufatto praticamente unico in Italia - a detta della stessa Autostrade nel bando da oltre 20 milioni mai assegnato, il viadotto Polcevera  era «un’opera strategica, unico strallato di tutta la rete Autostrade per l’Italia» - e attribuire responsabilità.

Proseguono gli interrogatori

In attesa di capire se i nomi consegnati dalla Finanza finiranno nel registro degli indagati o verranno usati per raccogliere ulteriore materiale probatorio, in procura proseguono gli interrogatori. Venerdì mattina è stato il turno di Giovanni Proietti, capo della Divisione 4 della Direzione generale del ministero delle Infrastrutture. 

Il funzionario, una delle 21 persone già indagate, ha parlato per oltre un’ora scegliendo di rispondere alle domande dei pubblici ministeri, rifiutandosi però di commentare al termine dell’interrogatorio: «Abbiamo risposto - ha detto il suo avvocato, Giuseppe Rizzuto - ma non possiamo dire nulla per rispetto dell'autorità giudiziaria».

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