Ponte, si prepara la ricostruzione. La perizia: «Cavi corrosi»

Scartata l'opzione esplosione controllata, la pila 8 non ricopre più un ruolo strategico di "banco di prova". E dunque i demolitori potrebbero iniziare a demolire il manufatto che sorge dove iniziano i lavori di ricostruzione

Per settimane si è parlato della pila 8 e del ruolo che avrebbe ricoperto nel processo di demolizione, ma una volta scartata l'opzione esplosione controllata, potrebbero cambiare nuovamente in corsa i piani per la demolizione del ponte Morandi.

L'associazione temporanea di imprese incaricata della demolizione avrebbe infatti proposto di demolire per prima la pila che sorge nell'area da cui partiranno i lavori di ricostruzione: le ultime ipotesi parlano della pila 5, individuata dai demolitori come quella più adatta per avviare la demolizione meccanica. Di certo c'è che giovedì il sindaco-commissario Marco Bucci ha annunciato che proprio venerdì in zona di cantiere prendono il via le operazioni propedeutiche alla ricostruzione, il cui inizio ufficiale a oggi resta ancora fissato per il 31 marzo sul lato Savona.

La pila 8, quella più vicina alla sponda del Polcevera, potrebbe dunque essere paradossalmente l'ultima a cadere del troncone ovest: scelta inizialmente per fare da "banco di prova" per le esplosioni in vista di quelle previste sulle pile 10 e 11 del troncone est, con il ritrovamento di particelle di amianto è rimasta "congelata" a pochi giorni dall'operazione, e ora potrebbe non ricoprire più il ruolo strategico iniziale.

Al momento, di fatto, in cantiere si procede con opere di preparazione: da un lato si iniziano a montare le prime maxi gru arrivate dall'Olanda in porto a Genova, che dovranno essere rimontate all'altezza della pila di cui inizierà la demolizione meccanica, dall'altro si prepa il cantiere per la ricostruzione sul lato ponente in attesa del parere positivo del consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto complessivo. Le prime maxi gru sono state consegnate in mattinata e i tecnici hanno iniziato il montaggio: le due principali hanno un braccio da 600 tonnellate di portata, e per smontare le pile del troncone di ponente sarà necesssruo estenderle per 70 metri.

E anche il forte vento contribuisce a rallentare ulteriormente le operazioni: la calata della quinta trave tampone, la sezione che sorge tra le pile 3 e 4, era fissata per il 25 marzo, ma le raffiche che da ieri sferzano la città stanno ostacolando le operazioni propedeutiche allo smontaggio con la tecnica dello strand jack, incentrata su cavi.

Inchiesta Morandi, la perizia svizzera: «Cavi corrosi»

In parallelo con i lavori di demolizione e ricostruzione, procede anche l'inchiesta sul crollo del 14 agosto. La perizia svizzera chiesta dal gip su quanto era rimasto della pila 9, quella crollata, è arrivata sul tavolo della procura nei giorni scorsi ha messo in luce il già prospettato livello di corrosione dei cavi d'acciaio del cosiddetto "strallo", il tirante che regge il peso dell'impalcato e che, stando alla ricostruzione più accreditata sino a oggi, avrebbe ceduto provocando il crollo.

«La condizione dell’armatura esterna risulta generalmente accettabile fino a buona - scrivono dal laboratorio nella perizia - la precompressione esterna delle aste tese (i tiranti, ndr) presenta spesso iniezioni insufficienti o addirittura mancanti. Laddove l’inizeione era assente, è stata rilevata corrosione dei trefoli», ovvero dei cavi metallici costituiti da diversi fili sovrapposti e avvolti a spirale su un’anima centrale che rappresentano l'anima degli stralli.

Nel gergo tecnico degli esperti svizzeri pare dunque emergere che i problemi strutturali del ponte potrebbero affondare le radici nella costruzione, oltre che nella manutenzione. In estrema sintesi: come e con che materiali sono stati costruiti i cavi con esterno di calcestruzzo e anima d'acciaio che di fatto sorreggevano il ponte? E in che modo il processo originario di costruzione ha influito sul crollo?

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