Colonne d'acqua per bloccare le polveri: ecco il progetto per far esplodere il Morandi

Risultati positivi per le prove effettuati nell'ex cava di Camaldoli mercoledì mattina. I demolitori hanno testato 4 metodi differenti per mitigare le polveri, e adesso elaboreranno una relazione

Quattro prove distinte andate in scena in poco più di due ore, quattro esercitazioni per capire in che modo la barriera d’acqua può mitigare la dispersione delle polveri (e di eventuali fibre di amianto) in concomitanza con l’esplosione delle pile 10 e 11 del ponte Morandi.

È nell’ex cava di Camaldoli che si è tenuto uno dei passaggi fondamentali per la demolizione del viadotto sul Polcevera, e già la prossima settimana la commissione esplosivi dovrebbe dare una risposta ai demolitori dando di fatto il via libera alla prima (e ultima, nel caso in cui si decidesse di procedere con una unica per entrambe le pile) esplosione.

I tecnici dell’associazione temporanea dei demolitori hanno utilizzato vasche, barili e una trincea piena d’acqua per creare una colonna liquida che s’innalzasse tanto da riuscire a coprire l’altezza delle pile. Il progetto di demolizione prevede il rivestimento delle cariche esplosive con "sacche" piene di acqua, e l'utilizzo di idonei contenitori anch’essi pieni di acqua, posizionati sulla parte superiore degli impalcati, oltre all'utilizzo di getti d’acqua continui per contenere ulteriormente il sollevamento delle polveri.

Morandi, a buon fine i test sulle esplosioni nella cava dei Camaldoli. Video

Le esplosioni si sono susseguite una dopo l’altra nella cava, e due soluzioni in particolare - quella delle vasche e quella della trincea - sembrano avere dato i risultati più soddisfacenti, riuscendo a creare una colonna d’acqua delle dimensioni sufficienti ad assicurarsi il massino del contenimento delle polveri.

Tutto il processo è stato documentato con foto, video e misurazioni, e nei prossimi giorni i tecnici elaboreranno una relazione che verrà sottoposta alla commissione esplosivi per ottenere il via libera alla demolizione con la dinamite, che a questi punti sembra ormai certa. Già definito anche il piano di evacuazione dei residenti, elaborato sulla base della quantità di esplosivo utilizzata e del “raggio d’azione” dell’esplosione, mentre ancora restano dubbi sulla quantità delle esplosioni: due consentirebbero di abbattere la pila 11 già a metà giugno, lasciando il tempo di demolire le case sotto la 10 per procedere anche con quella, ma ripetere lo stesso procedimento due volte sarebbe decisamente dispendioso in termini economici, di tempo e anche dal punto di vista della gestione delle evacuazioni.

L'ipotesi più probabile è che si proceda con una sola esplosione contemporanea della pila 10 e della pila 11, con tutta probabilità a fine giugno, e che i primi giorni di luglio vengano impiegati per rimuovere i detriti e le macerie. Per metà luglio, dunque, tutte le energie dovrebbero essere concentrate sulla ricostruzione.

Il progetto dovrà però passare il vaglio della commissione esplosivi, formata da rappresentanti di prefettura, forze dell’ordine, Asl e Arpal e vigili del fuoco: una risposta è attesa massimo entro i primi giorni della prossima settimana.

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