Demolizione Morandi, Bucci: «Sei torri per reggere il viadotto, presto aperta via Fillak»

Il sindaco ha preso la parola in consiglio comunale per chiarire alcune questioni legate ai lavori e all’istituzione della zona franca urbana. Attesa per i nomi per la ricostruzione

La demolizione di quanto resta del ponte Morandi avverrà in modo «rapido e sicuro», con particolare attenzione alla bonifica dall’amianto e con un sistema di messa in sicurezza dei tronconi superstiti che consentiranno di aprire via Fillak anche prima dell’avvio della demolizione vera e propria.

È quanto ha annunciato il sindaco-commissario Marco Bucci nel corso del consiglio comunale di martedì, riservandosi di parlare di ricostruzione in attesa della firma sul decreto che riporta i nomi delle aziende che vi sono coinvolte e che verranno svelate nel pomeriggio.

Morandi, 6 torri d'acciaio per la messa in sicurezza

Davanti a giunta e consiglieri, Bucci ha spiegato che «il cantiere per la demolizione è stato inaugurato sabato mattina, e non è stata un’inaugurazione di facciata come detto da alcuni. Da ieri c’è stato il via libera alla possibilità di lavorare sul lato ovest - ha detto facendo riferimento all’ok arrivato dalla procura, con riserva di sequestro dell’aera - Sul lato Est metteremo, come scritto sul progetto, 6 grosse torri di acciaio che terranno su il ponte: non ci sarà più bisogno dei sensori, e con il ponte sicuro potremo entrare negli appartamenti per bonificarli dall’amianto presente in riscaldamenti e tubi, con lo stesso procedimento seguito per il palazzo dell’ex Nira». 

La presenza delle torri, ha detto Bucci, consentirà di aprire via Fillak prima ancora della partenza ufficiale della demolizione (a oggi sono state posizionate le gru, ma per stessa ammissione del sindaco deve ancora essere allestito il cantiere vero e proprio): «Il piano prevede attività che non verranno rallentate -ha sottolineato Bucci - Verranno fatti in parallelo controlli, ma deve essere chiaro in mente ai cittadini che dobbiamo fare le cose bene, in fretta e a costo ragionevole: quello della demolizione è di 19 milioni di euro, un prezzo competitivo, e non è vero che alcune aziende si sono sfilate: quelle selezionate sono quelle giuste e opportune, che ci fanno anche risparmiare».

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Zona franca urbana: tre municipi e 5 Comuni compresi

Sulla ricostruzione Bucci non si è voluto esprimere, rimandando alla conferenza stampa successiva alla firma del decreto, ma ha voluto prendere la parola sulla delimitazione delle aree che diventeranno oggetto di cantiere e su quelle che subiscono e subiranno indirettamente i danni del crollo e dei lavori per la demolizione e la ricostruzione: «È stata istituita una zona franca urbana che comprende tre municipi, Centro Ovest, Medio Ponente e Valpolevera, e 5 Comuni: Ceranesi, Mignanego, Campomorone, Sant’Olcese e Serra Riccò. All’interno della zona franca - ha proseguito il sindaco-commissario - ce n’è una arancione, che comprende una zona rossa, quella degli sfollati, prevista dall’ordinanza del sindaco, e una zona nera, quella in cui verranno effettuate le demolizioni. Stiamo ancora aspettando alcune verifiche sulla parte Est, ma stimiamo debbano essere abbattuti dagli 80 ai 120 appartamenti. Su questo il sindaco farà ordinanza che sarà raccolta dal commissario delegato all’emergenza, che a sua volta farà il decreto con cui verranno mandati i rimborsi, cosa che accadrà sicuramente prima del prossimo weekend».

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