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Crac Qui!Group, protesta dei lavoratori davanti a Moody

Il locale di via XII Ottobre è diventato il simbolo del fallimento di Gregorio Fogliani e della crisi in cui ha catapultato 450 lavoratori

Lasciati a casa dalla sera alla mattina, il lavoro perso all’improvviso senza alcun tipo di garanzie per il futuro: i lavoratori di Moody, il bar di via XII Ottobre di proprietà dell’imprenditore in fallimento Gregorio Fogliani, e quelli della Pasticceria Svizzera scendono in strada per una protesta che vede coinvolti anche i dipendenti della Qui! Group, la società che si occupa di buoni pasto da cui è partita la crisi che ha portato al crac.

L’appuntamento è per le 12 di lunedì 4 marzo davanti alle saracinesche abbassate proprio di Moody, diventato il simbolo del fallimento di Fogliani: il locale, insieme con la Pasticceria Svizzera di Albaro, è stato chiuso lo scorso 28 febbraio dopo l’emissione del decreto di fallimento del tribunale di Genova e l’annuncio improvviso del curatore fallimentare.

In totale sono 450 i lavoratori delle diverse aziende e società che fanno capo a Fogliani rimasti senza lavoro.

Il presidio, come previsto, è iniziato alle 12 con i dipendenti che manifestano sia sul marciapiede che in strada facendo sentire la propria voce anche tra le auto in attesa che il semaforo diventi verde. Una dipendente ha spiegato la drammatica situazione che queste famiglie hanno vissuto e stanno vivendo in questo periodo: «Siamo stati lasciati a casa dall'oggi al domani. Una sera è arrivato il curatore fallimentare e ci ha detto che il giorno successivo il locale sarebbe stato chiuso. Siamo così rimasti senza lavoro, senza nessun tipo di preavviso e senza nessuna garanzia occupazionale. Chiediamo solo che il locale possa essere riaperto con una nuova proprietà per svolgere il nostro lavoro e ricevere lo stipendio».

Lavoratori in presidio. Video

Sulla questione è intervenuta anche Silvia Avanzino, segretario generale Fisascat Cisl Genova e Liguria: «Basta chiudere gli occhi di fronte a quello che sta accadendo, chiediamo ufficialmente che il Comune di Genova passi dalla teoria alla pratica e metta in campo quegli strumenti necessari per fronteggiare un'emorragia occupazionale nel settore del commercio che forse non ha precedenti nella nostra città.  L’assessore Vinacci convochi immediatamente un tavolo permanente con tutte le parti sociali, è finito il tempo del libro dei sogni quando qualcuno evocava Harrods  in quel palazzo lasciato desolatamente vuoto dall’addio della Rinascente. Sono passati diversi mesi e all’orizzonte non c’è traccia nemmeno di un’ipotesi. Servono fatti, le parole hanno stancato centinaia di lavoratori che sono senza posto di lavoro e con un futuro drammatico. Si apra un tavolo permanente, si studino incentivi per portare nuove aziende nel cuore di Genova e si mettano nero su bianco clausole sociali per garantire una ricollocazione ai lavoratori che hanno pagato questa crisi del commercio. Si faccia finalmente oggi quello che doveva essere fatto mesi fa».

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