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La pistola di Marco N'Diaye

La pistola di Marco N'Diaye

Omicidio Di Maria: proiettili sotto il barbecue e il giallo delle fascette

Sul corpo di Davide Di Maria sono state trovate due fascette, una al polso e l'altra alla caviglia. I suoi amici hanno detto che, per ingannare l'attesa, il giovane avrebbe dato vita a un gioco, togliendosi le fascette con la forza. Poi hanno ritrattato

Dopo Guido Morso, accusato di omicidio volontario per la morte di Davide Di Maria, è finito in carcere a Marassi anche Marco N'Diaye. Per il 32enne le accuse sono possesso e detenzione di arma da fuoco e ricettazione aggravata. La magnum 357 con la matricola intatta, risultata nella disponibilità del senegalese, è stata rubata a Pavia nel 2013 e utilizzata per commettere un altro reato, da qui la ricettazione aggravata.

Secondo quanto accertato dalla scientifica, l'arma non ha sparato, a differenza della semiautomatica 7.65 di Guido Morso. La magnum 357 di N'Diaye conteneva al suo interno cinque proiettili calibro 38 special. Altri 28 sono stati ritrovati in giardino, nascosti sotto un barbecue: di questi, alcuni si trovavano all'interno di un astuccio con su scritto 'N'Diaye', gli altri invece erano sciolti e sembravano essere stati riposti in fretta e furia.

Probabilmente nel tempo trascorso fra il momento in cui i Morso hanno lasciato l'abitazione di Molassana e l'arrivo della polizia, il senegalese e il colombiano, entrambi amici della vittima e tutti e due feriti, si sono messi d'accordo sulla versione da fornire agli inquirenti.

Inizialmente infatti hanno dato la stessa spiegazione anche a proposito di due fascette da elettricista, ritrovate alla caviglia e al polso di Di Maria, entrambe però non strette. Secondo quanto raccontato in un primo momento dai due, sentiti in ospedale, Di Maria si sarebbe legato le fascette per gioco, per dimostrare ai due amici che era capace di strapparle con la forza.

Successivamente però colombiano e senegalese hanno detto di avere incaprettato Di Maria per 'offrirlo' a Guido Morso. Certamente la presenza del padre Vincenzo ha sparigliato le carte. Guido ha sparato a Di Maria, mancandolo. L'ogiva del proiettile è stata ritrovata conficcata in un ferro da stiro all'interno di un mobile.

Altri due proiettili 7.65 inesplosi sono stati trovati all'interno dell'abitazione insieme alla molla del caricatore. Cosa significa? La pistola, oltre che per sparare, è stata usata come oggetto contundente per ferire al volto il colombiano, che non risulta indagato. N'Diaye invece ha riportato ferite da arma da taglio alle gambe, inferte con ogni probabilità dal proprietario del coltello, ovvero Guido Morso.

Il reo confesso non ha fornito però nessuna indicazione a proposito del coltello, usato per ferire a morte Davide Di Maria. Ha detto invece di avere portato via le due pistole per evitare che N'Diaye e l'amico sparassero a lui e al padre durante la fuga. Le due pistole sono poi state ritrovate nei boschi intorno a Sant'Eusebio su indicazione di Guido Morso.

Marco N'Diaye e il colombiano hanno provato a depistare le indagini, dicendo che le due pistole erano entrambe dei Morso, ma gli accertamenti della squadra mobile hanno permesso di smentire questa loro versione. In questura sono convinti che sia nel racconto di Guido Morso che in quelli dei suoi due rivali ci sia un fondo di verità, anche se molti elementi non coincidono. A più riprese è stato anche ribadito l'invito a Vincenzo Morso a seguire la strada del figlio e presentarsi alle forze dell'ordine.

Insomma sono sempre di più gli elementi poco chiari di questa vicenda, resta il fatto che l'accusa per Guido Morso rimane omicidio volontario, anche se non dovesse essere stato lui ad accoltellare a morte Davide Di Maria. La pistola di Guido ha sparato ed è questo quello che conta. Senza considerare che anche il coltello sarebbe stato portato sulla scena del delitto e usato da Guido, perlomeno per ferire N'Diaye.

Il senegalese, arrestato ieri su richiesta del pm Silvio Franz, accolta dal gip Baldini, era già balzato agli onori della cronaca perché durante un processo a suo carico per rapina tentò di aggredire il magistrato Arena. Nella sua abitazione sono stati ritrovate anche protezioni, usate negli sport da combattimento, sporche di sangue. Segno che il 32enne si era preparato a uno scontro con Morso, che puntualmente si è verificato.

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