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Migranti in via Venti, residenti e commercianti: «Siamo stati tagliati fuori»

Dopo le dichiarazioni del sindaco Doria, assemblea degli abitanti e degli operatori commerciali della zona, decisi ad avere un incontro con il prefetto: «Vogliamo chiarimenti, anche sul futuro»

Non si placa la polemica sulla scelta, presa dalla Prefettura in accordo con il Comune, di creare un nuovo centro accoglienza per i migranti in via XX Settembre, “salotto buono” e cuore pulsante dello shopping cittadino: nonostante le rassicurazioni da parte del sindaco Doria che nell’appartamento di proprietà del Demanio al civico 11, ex sede della biblioteca universitaria, saranno ospitati non più di 25 migranti, principalmente donne con bambini, le forze politiche cittadine si sono divise e commercianti e residenti, preoccupati per le conseguenze che la decisione potrebbe avere sul tessuto sociale e commerciale della zona, sono già scesi sul piede di guerra.

Proprio per stasera è programmata un’assemblea, cui sono attesi i rappresentati dei commercianti e dei residenti, che hanno chiesto a gran voce un incontro con il prefetto, Fiamma Spena, per considerare soluzioni alternative. Le preoccupazioni principali riguardano non soltanto il luogo e la gestione del nuovo centro, ma anche il modo in cui la decisione è stata presa, di fatto senza avvisare né consultare alcuna associazione, Civ in primis: «Non siamo stati coinvolti in nessun modo - conferma Ilaria Natoli, presidente del Civ di via XX Settembre, raggiunga telefonicamente da Genova Today - A oggi non abbiamo informazioni precise, come di solito invece accade: essendoci un protocollo e un Patto d’Area, veniamo consultati anche soltanto per allestire nuovi gazebo in strada, mentre per un’operazione così delicata siamo stati tagliati fuori...».

La richiesta è innanzitutto quella di informazioni dettagliate su come il nuovo centro sarà gestito, dalla durata della permanenza dei migranti al futuro di spazi per la cui ristrutturazione, affidata ad Agorà, sarebbero stati spesi circa 60mila euro: «Il fatto che ci abbiano lasciati fuori da scelte di questo tipo, di cui abbiamo appreso e continuiamo ad apprendere gli sviluppi solo tramite indiscrezioni e organi di stampa, vuole dire che non è stato ben capito lo sviluppo e il processo che c’è dietro la costruzione di un Civ: non opposizione, ma aiuto alle istituzioni. Ma se mancano le informazioni, se manca la comunicazione, è normale che poi nasca un "muro contro muro". Nel palazzo in questione c’è anche un bed & breakfast, ed è normale che ci siano persone molto preoccupate per il futuro della loro attività».

Ancora: «Se il Comune ci avesse reso partecipi prima, forse si sarebbe potuta trovare una soluzione alternativa, o comunque si sarebbe potuto lavorare a quella di via Venti in maniera concordata. Invece il primo cittadino si è limitato a fare una dichiarazione, chiedendo che non vengano alzate barricate. Ma non è ciò che abbiamo fatto», ha proseguito Ilaria Natoli, lanciando anche un appello: «Non so che cosa succederà a margine dell’assemblea. Di certo c’è che vogliamo essere resi partecipi, ci aspettavamo un incontro per chiarire, e non solo dichiarazioni che parlano di emergenza. Non si può affrontare la situazione migranti ancora come un’emergenza: è una realtà con cui dobbiamo fare i conti, e bisogna trovare un modo degno di accogliere queste persone, con un piano a lungo termine, e non con soluzioni raffazzonate».

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