Cronaca

Sciopero del panino, boom di adesioni nonostante il "boicottaggio"

Tantissimi i genitori che hanno deciso, martedì 21 marzo, di far disertare la mensa ai figli in segno di protesta contro i disservizi. Ma alcuni dirigenti hanno optato per il "pugno duro"

Un vero e proprio boom di adesioni, con mense vuote e decine di bimbi che hanno consumato il panino in classe - dove concesso - o sono rientrati a casa per pranzo: il bilancio, al termine dello sciopero organizzato dalle mamme contro i disservizi nelle mense scolastiche, è di quasi il 100% di adesioni in gran parte degli istituti coinvolti, scesi in campo contro la gestione dei pasti dei piccoli studenti affidata alla cooperativa di Sestri Ponente La Cascina.

Stando a quanto riporta da Rete Comissioni Genova, che si occupa di raccogliere le segnalazioni relative ai servizi mensa, alla Palli di Quarto (dove, la scorsa settimana, le maestre si sono rifiutate di servire carne dall’aspetto e dall’odore sgradevole e dove alcuni bimbi si sono sentiti male dopo avere pranzo in mensa) tutti gli alunni hanno consumato un pasto portato da casa, e anche in Media Val Bisagno l’adesione è stata molto alta, con intere classi degli istituti di San Gottardo, Prato e Molassana che hanno preferito il panino alle pietanze della mensa.

A Prato, in particolare, la prima e la quinta elementare della scuola primaria Doria hanno deciso di prolungare lo sciopero anche nella giornata di mercoledì, nonostante qualche tentativo di “boicottaggio”: nella giornata di lunedì su Facebook, mezzo spesso sfruttato dalle mamme per iniziative di questo genere, è circolata la notizia infondata che lo sciopero fosse stato annullato, e Sabina Calogero di Rete Commissioni Mensa ha raccolto la testimonianza di una mamma che, telefonando al Comune per chiedere informazioni, si è sentita rispondere la stessa cosa: sciopero revocato.

Non solo: in alcuni istituti i dirigenti scolastici hanno imposto alcune “regole” a chi aderiva allo sciopero, diramando circolari in cui si vietava di consumare il pasto da casa in istituto nonostante la direttiva del Miur che lo consente (è successo all’istituto San Martino - Borgoratti, dove il dirigente ha poi fatto marcia indietro, e a San Fruttuoso), o in cui si chiedeva ai genitori di firmare una sorta di “liberatoria” in cui si sollevava la scuola da responsabilità in caso di allergie o intolleranze e si indicava, tra le altre cose, la tracciabilità degli alimenti, come è successo negli istituti comprensivi di Prato e Molassana.

«Questo punto non non è previsto dalla normativa europea sui pasti domestici, e francamente sembra eccessivo che un dirigente scolastico possa scavalcare la normativa europea», fa notare ancora Calogero, aggiungendo che «basta comunque tenere una foto dei prodotti acquistati, o l’etichetta». 

Circolari e divieti a parte, l’adesione allo sciopero è stata comunque da record: la speranza, per i genitori genovesi, in particolare per quelli della Media Valbisagno e del Levante servite dalla Cascina, è che il Comune decida di intervenire non soltanto con maggiori controlli, ma anche disponendo la riapertura delle cucine all’interno delle scuole, in modo da controllare più da vicino i pasti e la preparazione (lo sciopero è arrivato al termine di una settimana in cui le segnalazioni si sono susseguite, dalla carne “sospetta” alla frutta marcia passando per un pezzo di ferro nell’acqua dei fagioli) ed evitare ritardi nelle consegne e altri disagi. Per il 27 marzo, intanto, è fissato un incontro con i rappresentati della Cascina e il Comune.

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