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De Ferrari, addio al maxi schermo. Toti tuona contro Tursi: «Tenetevi abusivi e suonatori di bonghi»

All'indomani dall'annuncio dell'annullamento dell'iniziativa, il governatore ligure affonda il colpo contro la giunta Doria accusandola di mancata collaborazione: «Continui così e salta anche il concerto del 2 giugno»

Continua la polemica tra Regione e Comune su quello che è ormai diventato il maxischermo della discordia, con il governatore della Liguria, Giovanni Toti, promotore dell’iniziativa, che dopo avere annunciato l’intenzione di annullarla ha lanciato frecciate via Facebook cui la giunta Doria ha replicato con una nota in cui invita a «non scambiare l’approssimazione per efficienza smart».

Per ricostruire quello che a oggi è diventato un vero e proprio caso bisogna fare un passo indietro di qualche settimana, quando Toti annunciava l’intenzione di sfruttare i teloni a copertura del palazzo di piazza De Ferrari come uno schermo gigante su cui proiettare video di promozione e valorizzazione del territorio, da affiancare a serate a tema da portare avanti per tutta la stagione estiva: #lamialiguria, così è stata ribattezzata l’iniziativa, avrebbe visto un investimento da parte della Regione stessa di circa 150mila euro integrato da fondi di sponsor privati, e avrebbe dovuto essere inaugurata il 2 giugno con il concerto in piazza dell’orchestra del Carlo Felice. Avrebbe dovuto, perché dopo giorni di querelle il rischio è che anche questo evento, ormai diventato il primo e unico, possa saltare: colpa del codice della strada, spiegano dal Comune, da subito cauto nel dare l’ok, per la precisione di una norma che impone il divieto di installare fonti luminose in prossimità di strade per evitare la distrazione degli automobilisti. E la conseguente chiusura della strada, troppo onerosa per le casse di Tursi.

Un’obiezione su cui Toti, dapprima quasi divertito, poi decisamente seccato, ha replicato prima invitando l'amministrazione comunale a una maggiore collaborazione, anche per quanto riguarda lo spegnimento della fontana (richiesto per le tre ore di proiezione serale per consentire al pubblico di godere anche dell’audio, rifiutato dal Comune in virtù dello status di simbolo della città), poi con la resa: «Il rifiuto dell’Amministrazione comunale di collaborare con la Regione per la realizzazione del progetto ci vede costretti a rinunciare ad una manifestazione così interessante per Genova e per tutto il territorio regionale». 

«La mia intenzione è comunque quella di assicurare comunque ai nostri cittadini che i festeggiamenti del 2 giugno in onore dei 70 anni della nostra Repubblica si svolgeranno regolarmente», ha quindi concluso il governatore ligure, facendo seguire alla comunicazione ufficiale anche una stoccata via Facebook, postando uno scatto del tanto contestato mercatino di corso Quadrio e sottolineando che «A Genova per qualcuno, Regione o semplice cittadino, le regole sono ferree, implacabili e inderogabili, per qualcun altro evidentemente un po' meno».

Un riferimento neanche troppo velato al progetto Chance, fortemente voluto dalla giunta Doria. Che dal canto suo ha risposto con una nota, che ha fatto seguito alla lettera in cui proponeva di accendere il proiettore soltanto in serata selezionate (rimandata al mittente da Toti e dall’assessore Ilaria Cavo, che ha chiarito la natura del “pacchetto completo” che è l’iniziativa), in cui ha chiarito che «per lo svolgimento di qualsiasi manifestazione esistono adempimenti e obblighi stabiliti dalle norme legislative e regolamentari, anche regionali, cui la stessa amministrazione comunale si adegua quando organizza spettacoli, celebrazioni o eventi pubblici di questo tipo».

«La Commissione comunale di vigilanza, di cui fanno parte tra gli altri Vigili del Fuoco e Asl, è tenuta a verificare le condizioni di sicurezza necessarie (impianti elettrici, montaggio ponteggi, collaudo statico del palco, etc.). Una corretta e tempestiva predisposizione degli atti e della documentazione, avrebbe evitato ritardi e difficoltà. L’approssimazione non va scambiata per efficienza “smart”», ha precisato Tursi, aggiungendo che «le procedure per l’organizzazione di eventi sono note e praticate regolarmente a Genova e in tutto il Paese da migliaia di organizzazioni, anche piccole, per feste, spettacoli, sagre ed altri appuntamenti a grande partecipazione». 

E a poco vale la promessa che «il Comune continuerà ad adoperarsi perché la celebrazione dell’anniversario della Repubblica, con il concerto del Teatro Carlo Felice, sia una festa di tutti e per tutta la città»: le critiche alla reazione di Tursi verso il maxischermo si sono sollevate non soltanto nel centrodestra, ma anche nel centrosinistra, Pd in testa. Persino Raffaella Paita, capogruppo del Pd in Regione e da sempre “detrattrice” della giunta Toti, aveva invitato a «farlo, e non pensiamoci più. La polemica è surreale perché è la metafora di una città che anziché parlare dei problemi veri litiga da giorni sulle pagliuzze». 

E Toti, nonostante il naufragio del progetto, non può che lasciarsi sfuggire un sorriso e affondare il colpo: «Forza Tursi - è stato il commento su Facebook - Ancora un po' di impegno e riuscite anche a far saltare il concerto del 2 giugno così vi rimane la piazza per suonatori di bonghi, venditori ambulanti e mercatini abusivi».

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