Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Maxi truffa a oltre 60 aziende italiane, vittime anche in Liguria

Tre persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Padova per associazione a delinquere e truffa: il sodalizio criminale "rigenerava" società inattive o decotte in modo da renderle appetibili sul mercato, attraverso queste società acquistavano poi merce che non veniva pagata

Tre persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Padova per associazione a delinquere e truffa. In sintesi il sodalizio criminale "rigenerava" società inattive o decotte in modo da renderle appetibili sul mercato, attraverso queste società acquistavano poi merce che non veniva pagata. A cadere nel tranello circa 60 aziende in tutta Italia, tra cui anche alcune attive in Liguria.

Nei giorni scorsi, i finanzieri di Padova, diretti dalla Procura della Repubblica di Rovigo, hanno dato esecuzione a un’ordinanza restrittiva della libertà personale nei confronti del promotore della maxi truffa e dei principali appartenenti a un’associazione per delinquere promossa da un soggetto già emerso in altri contesti investigativi per ipotizzati legami con il clan Mazzei di “Cosa Nostra”.

Le attività d'indagine sono state avviate dalle Fiamme Gialle di Este nel mese di maggio del 2020, a ridosso della conclusione del primo lockdown: è stato disarticolato un complesso meccanismo di frode che ha cagionato danni di rilevante entità nei confronti di oltre 60 operatori economici dislocati sul territorio nazionale (dai marchi leader alle piccole realtà locali in diversi settori) in diverse regioni: alcuni in Liguria, altri tra Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige e Veneto.

Tredici le persone coinvolte a vario titolo (alcune percepivano anche il reddito di cittadinanza) e oltre venti società ubicate nelle province di Bologna, Brescia, Milano, Modena, Padova, Novara e Varese. Approfittando anche della forte recessione economica dovuta all’emergenza epidemiologica da covid, avevano individuato due strutture, apparentemente floride, site nelle zone industriali di Sant’Elena e Carmignano di Brenta (provincia di Padova) quali basi logistiche dell’organizzazione. Grazie all’assistenza di due professionisti (uno della provincia di Padova e l’altro catanese), il sodalizio, alterando i dati di bilancio e individuando “prestanome” insospettabili, rigenerava aziende, di fatto inattive o decotte, al solo scopo di renderle appetibili al mercato e di poter avviare collaborazioni commerciali per approvvigionarsi, indiscriminatamente, di significativi quantitativi di merce. 

Tale modus operandi consentiva alle società, veicolo della truffa, di risultare “in salute” all’atto della valutazione del merito finanziario operata dai fornitori per verificare la solvibilità dei propri clienti, così beneficiando di condizioni di pagamento molto vantaggiose, tra cui dilazioni di pagamento anche superiori ai 90 giorni. Presentandosi sul mercato con i suddetti requisiti, le imprese facevano incetta all’ingrosso di prodotti agroalimentari, edili ed elettronici, che puntualmente non venivano pagati, adducendo motivazioni legate alle difficoltà connesse al periodo di lockdown - ivi compresa la costituzione della zona rossa nel vicino comune di Vo’  - o utilizzando mezzi di pagamento “falsi” (assegni scoperti o bonifici bancari immediatamente annullati).

I prodotti “acquistati”, che sostavano nelle citate basi operative il tempo strettamente necessario per organizzare logisticamente il loro successivo trasferimento, venivano trasportati in un capannone sito nella provincia di Brescia e, successivamente, distribuiti ad ulteriori operatori economici attraverso canali secondari. Proprio nel capannone di Brescia, nel novembre 2020, i Finanzieri della Compagnia di Este, intercettando i dati di alcuni documenti di trasporto, hanno sottoposto a sequestro beni per oltre 1,2 milioni di euro, tutti derivanti dalle condotte truffaldine perpetrate dal sodalizio nel Nord Italia. Non appena la pretesa dei fornitori è divenuta insostenibile, la consorteria si è spostata repentinamente, individuando nuove basi logistiche all’insaputa dei truffati.

In appena sei mesi di attività, il danno cagionato a società e ditte individuali, già gravemente colpite dalla recessione economica, è stato quantificato in oltre 1,4 milioni di euro. Inoltre la regolare fatturazione di questi prodotti ha generato la crescita del volume d’affari delle aziende interessate e, in diversi casi, non ha permesso alle stesse di accedere ai fondi statali a sostegno delle imprese per il rilancio dell’economia.

Al contrario, le Fiamme Gialle nel corso delle perquisizioni effettuate presso l’indirizzo di residenza del promotore dell’associazione (un lussuoso appartamento in locazione del valore di oltre un milione di euro, sito in uno dei quartieri più esclusivi di Milano) hanno rinvenuto (benché costui risultasse nullatenente) tre autovetture di lusso e ricercati elementi d’arredo di altissimo valore.

A conclusione dell’articolata attività d’indagine, il Gip del Tribunale di Rovigo, condividendo appieno la ricostruzione operata, ha emesso tre misure cautelari personali nei confronti dei vertici del sodalizio (custodia cautelare in carcere per il citato 'dominus', arresti domiciliari per il 'factotum', obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il principale 'buyer'), eseguite contestualmente a una serie di perquisizioni locali, che hanno permesso di sequestrare, in due capannoni industriali siti nella provincia di Brescia, ulteriori beni prodotto della truffa.

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