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Cronaca Portofino

Portofino blindata per il matrimonio indiano, Montanari: "I beni culturali al banco dei pegni"

La riflessione dello storico dell'arte e coordinatore del tavolo della Cultura del Comune di Genova sulla festa di lusso organizzata per le nozze del rampollo indiano che ha, di fatto, affittato il borgo

Continuano le polemiche sulla festa "da favola" che si è svolta sabato a Portofino per il matrimonio di Anant Ambani, figlio del magnate indiano Mukesh Ambani, patron della Reliance Industries Limited che secondo Forbes vale 119 miliardi di dollari.

Non sono mancati i disagi

Le celebrazioni hanno preso il via a marzo in India per poi spostarsi adesso in Italia: gli ospiti (più di mille) sono arrivati in aereo a Palermo e da qui si sono spostati verso il porto di Genova su una lussuosa nave da crociera privata. E già qui sono iniziati i problemi, perché molte persone a San Teodoro hanno denunciato di essere state svegliate dalla musica a tutto volume proveniente dalla nave. 

A Portofino, poi, nuovi disagi con il borgo totalmente blindato per il matrimonio dei due rampolli che lo hanno, di fatto, noleggiato per la festa, con tanto di esibizione di Andrea Bocelli.

Montanari: "Paese-simbolo in affitto come un appartamento, da cui cacciare tutti i non invitati"

Quel che colpisce, secondo Giacomo Montanari, storico dell'arte e coordinatore del tavolo della Cultura del Comune di Genova, è l'entusiasmo del sindaco di Portofino Matteo Viacava che aveva comunicato di "accogliere con entusiasmo la proposta presentata dagli organizzatori di questo evento unico". 

"Vogliono vendere la Badia di Tiglieto con l’esplicito desiderio di farci un megaresort per super ricchi, se no perché citare un possibile eliporto tra i potenziali “upgrade”, e ci stracciamo giustamente le vesti, ma tutto sommato ci sembra accettabile se non addirittura un 'grande successo', per citare il sindaco, affittare un intero paese-simbolo situato in un'area parco protetta come Portofino per una festa privata" è il commento di Montanari affidato ai social.

"Affittare: come se fosse un appartamento privato, da cui si può decidere di cacciare tutti i 'non invitati'. Via, fuori, la piazzetta, i locali, le strade, lo spazio pubblico sono, per fortuna, pro tempore, di proprietà di qualcun altro, che può e anzi deve sbattervi fuori solo in virtù del fatto che essendo molto ma molto più ricco di voi si sente in diritto di fare esattamente ciò che gli pare e come gli pare. Signori miei, non vi sembra un po’ troppo? Non vi sembra che si stia esagerando?".

Soldi in cambio dei beni culturali: "Perché non affittare la Venere di Botticelli?"

Lo storico dell'arte ricorda l'importanza del fatto che i beni culturali e naturali - soprattutto quelli pubblici - restino nella disponibilità delle persone, abbienti o non abbienti, istruite o no, esperte o meno.

E poco importano per Montanari i discorsi di chi dice che con i soldi di chi prende il borgo in affitto si possono pagare restauri o altre opere: "Mi spiace, ma così non funziona. Il criterio della partecipazione economica del privato al pubblico, sacrosanto, deve comunque preservare l’uso pubblico del bene. Se no, perché non affittare per un albergo 5 stelle chissà dove la Venere di Botticelli? È il concetto del banco dei pegni: impegno per un tot di tempo un bene della comunità, per averne in cambio un prestito di denaro. Siamo arrivati a questo?".

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