Cronaca

"Masturbarsi in autobus è legale?", la denuncia della 23enne diventa il simbolo della battaglia contro le molestie

La vicenda è raccontata da Benedetta, amica della ragazza molestata, che ha raccolto le esperienze di altre ragazze per portare alla luce un fenomeno di cui ancora troppo poco si parla

“Masturbarsi in autobus, a Genova, è legale?”: la domanda, affatto retorica, nelle ultime ore sta facendo il giro dei social su iniziativa di Benedetta Castellaro, testimone di quanto accaduto a Kimberly, un’amica che qualche giorno fa è stata molestata a bordo di un autobus.

I fatti li racconta la stessa Benedetta, tra screenshot della conversazione avuta con Kimberly e testimonianze di altre ragazze raccolte per evidenziare quanto questo tipo di episodi siano frequenti e quanto raramente vengano perseguiti. Tutto è successo su un autobus della linea 7 alle 9 del mattino: all’altezza di Principe la 23enne viene avvicinata da un uomo che si abbassa la zip e inizia a masturbarsi davanti a lei. La ragazza riferisce all’amica in una serie di messaggi di avere chiesto aiuto agli autisti del bus, senza successo, e poi di essersi rivolta a una caserma dei carabinieri dove, già sotto choc, si sarebbe sentita rivolgere un complimento da un militare che non ha fatto altro che scuoterla ancora di più.

Dal racconto di Kimberly, Benedetta ha deciso di avviare una campagna di sensibilizzazione invitando chiunque abbia subito molestie a raccontare la propria storia, testimonianze raccolte in una lettera inviata al sindaco Marco Bucci, al presidente della Regione, Giovanni Toti, e diffusa pubblicamente.

“Vogliamo poter prendere l’autobus senza avere il terrore che qualche uomo possa masturbarsi davanti a noi totalmente indisturbato. Indisturbato dai passeggeri, dagli autisti, dalle forze dell’ordine che poi ci diranno “Oh, poverina. Però sei una bella ragazza!” - scrive Benedetta - Indisturbati da un governo comunale e regionale che non ci garantisce sicurezza nella nostra città, nella via di casa nostra, negli autobus che ci portano a scuola. Mi sembra assolutamente inammissibile che episodi del genere possano essere permessi e tollerati nella nostra città”.

Le denunce e l’iniziativa di Benedetta hanno raccolto il plauso di diverse associazioni sul territorio. Liguria Rainbow si è unita all’appello della ragazza, e il Centro per non subire violenza ha ricordato che “da tempo ci stiamo occupando anche del fenomeno del catcalling e, attraverso i nostri servizi, accogliamo e sosteniamo le donne che hanno vissuto queste forme di violenza. È importante ribadire che il catcalling È violenza! Non si tratta di complimenti di cui dovremmo essere lusingate, ma si tratta di violenza che come tale può essere denunciata - spiegano - Il nostro Centro Antiviolenza è a fianco di Benedetta e di tutte le donne che vivono una situazione di violenza. Non sei sola, noi ci siamo. Chiamaci”.

Sull'episodio è intervenuto anche il Coordinamento Liguria Raimbow: "Le segnalazioni sono tante al punto che dobbiamo porci delle domande, in questa vicenda ci sono troppi elementi che stridono - si legge in una nota - In primis il disinteresse di Amt che, nonostante le ripetute segnalazioni di molestie sui mezzi pubblici dell’azienda, sembra ignorare completamente il problema. Evidentemente a Palazzo Tursi, sede del Comune di Genova che è azionista di maggioranza di Amt, ai paladini della sicurezza leghista, non interessa offrire alle passeggere un trasporto sicuro. Un trasporto che peraltro si paga".

Toti e Bucci: «Fatto di gravità inaudita»

Venerdì è arrivata anche la dichiarazione congiunta del sindaco Bucci e del presidente della Regione, Giovanni Toti: «Quanto accaduto ieri mattina a una ragazza su un autobus a Genova è un fatto di una gravità inaudita. Una molestia inaccettabile messa in atto da un uomo nei confronti di una giovane, davanti all’indifferenza di tutti. Nessuno dei presenti è intervenuto e questo ancora di più rende intollerabile quanto accaduto».

«Troppe volte le donne sono costrette a giustificarsi dell’abbigliamento, o semplicemente della loro bellezza, come se l’autore della molestia e della violenza dovesse reagire in modo inevitabile e come se le ragazze non fossero abbastanza prudenti - si legge nella nota - Serve un cambiamento totale nella mentalità e soprattutto una presa di coscienza da parte di tutti di fronte a ogni tipo di violenza sulle donne in quanto tali. Violenze che in periodo di Covid sono ulteriormente cresciute. Sicuramente ‘Kimberly’ è stata molto coraggiosa, perché non sempre le violenze vengono denunciate e ci vuole coraggio per farlo. Oltretutto la sua denuncia ha fatto emergere altre testimonianze di situazioni simili. Da parte nostra come istituzioni siamo consapevoli che in questo periodo, complice anche la pandemia, le donne hanno pagato un prezzo molto alto, perché il covid ha colpito non solo il fisico ma l’equilibrio psicologico causando un aumento delle violenze».

Bucci ha quindi confermato l'impegno di Amt nel monitorare episodi del genere: «L'azienda sta lavorando da tempo, attraverso la diffusione, tra i propri dipendenti, di un protocollo sulle molestie e la violenza sui luoghi di lavoro e con comunicazioni specifiche sul tema».

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