Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

«Martina aggredita e spogliata», ecco perché sono stati condannati gli imputati

Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni avrebbero aggredito Martina Rossi e le avrebbero tolto i vestiti, in particolare i pantaloncini corti, per costringerla a subire atti sessuali. Lo si legge nelle motivazioni della sentenza

A meno di un mese dalla sentenza, sono state pubblicate le motivazioni per le quali Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni sono stati condannati nell'ambito del processo bis sulla morte di Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche.

Prima di precipitare nel vuoto, Martina sarebbe stata aggredita e si sarebbe difesa. Secondo la Corte d'Appello di Firenze, «l'unica verità processuale» emersa dal procedimento bis, che ha determinato la condanna a tre anni di carcere dei due giovani aretini accusati di tentata violenza sessuale di gruppo «è quella che porta a ritenere che la mattina del 3 agosto 2011, all'interno della camera 609 dell'albergo Santa Ana di Palma di Maiorca, Martina Rossi venne aggredita da entrambi gli imputati (...) e la ragazza reagì con forza a questa aggressione, ingaggiando, sicuramente con Albertoni, una colluttazione a seguito della quale provocò dei graffi al collo dell'imputato e riportò essa stessa delle lesioni».

«La sentenza - sottolinea Luca Fanfani, avvocato di Bruno Rossi e Franca Murialdo - fa propria e consacra la drammatica verità da sempre sostenuta dalla parte civile, ossia che tale fu la brutalità dell'aggressione subita da Martina, da lasciarle ferite sul volto (occhio sinistro e bocca) e sul corpo (spalla sinistra)».

Le motivazioni entrano nel dettaglio e ricostruiscono quelle ultime manciate di minuti della vita di Martina. La tesi dell'aggressione per la prima volta viene perorata non solo dai graffi sul collo di uno dei giovani, dalle lesioni ritenute non compatibili con la caduta, ma anche dalla scomparsa dei pantaloncini del pigiama della ragazza. Secondo la Corte infatti tale scomparsa «non trova spiegazione se non che entrambi gli imputati, o uno di loro, tolse con violenza i pantaloncini di Martina Rossi nel tentativo di avere con quest'ultima un approccio sessuale. Non vi è altra spiegazione ragionevole alla scomparsa dell'indumento».

Non solo. A parlare sarebbe stato poi lo stesso corpo della giovane, mostrando quelle lesioni che i periti della parte civile, in particolare il medico legale Stefano Zacà, hanno attribuito ad un momento precedente alla caduta.

A quell'aggressione Martina sarebbe riuscita tenacemente ad opporsi e poi avrebbe cercato una via di fuga nel terrazzo «ove tentò di attraversare il muretto divisorio con la camera adiacente, ove dormivano i cittadini danesi, e ove avrebbe potuto certamente trovare rifugio. Purtroppo Martina Rossi, vuoi per lo stato di shock e di comprensibile panico, vuoi per un fattore occasionale, come il distacco di un pezzo di muro, perse la presa e precipitò".  E proprio il tentativo di scavalcare il balcone avrebbe lasciato segni sulle gambe della giovane.

La sentenza tratteggia anche un profilo di Martina, opposto a quanto emerso dalle parole delle difese. «La ragazza - si legge - era serena e tranquilla e ragionevolmente contenta poiché quella mattina aveva incontrato una persona che le interessata e che avrebbe potuto costituire un progetto per il futuro. Nulla giustificava in quel contesto la volontà di porre fine alla propria vita».

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