Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca

Morte di Martina Rossi, chiesti tre anni per i due aretini

La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione, disponendo un nuovo processo per i due imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi

Alessandro Albertoni, 28 anni, e Luca Vanneschi, 29 anni, sono tornati oggi, mercoledì 7 aprile, di nuovo sul banco degli imputati davanti alla Corte d'appello di Firenze per il processo bis sulla morte di Martina Rossi. Tre anni di reclusione: è questa la richiesta di condanna formulata dal sostituto procuratore generale Luigi Bocciolini al termine della requisitoria.

La Cassazione aveva annullato la duplice assoluzione e ora entrambi devono sottoporsi per la seconda volta al giudizio dei giudici d'appello con l'accusa di tentato stupro. I due giovani di Castiglion Fibocchi (Arezzo) sono accusati di aver tentato lo stupro della ventenne di Genova che all'alba del 3 agosto 2011, di ritorno da una serata in discoteca, perse la vita nella caduta dal sesto piano dell'hotel 'Santa Ana' a Palma di Maiorca, dove si trovava in vacanza con delle amiche.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, Martina scavalcò il balcone della camera 609, precipitando nel vuoto, per sfuggire alla violenza dei due ragazzi. In primo grado ad Arezzo il 14 dicembre 2018 i due imputati vennero condannati a 6 anni di reclusione per tentato stupro e morte in conseguenza di altro reato (poi estinto per intervenuta prescrizione).

Il 9 giugno 2020 la Corte d'appello di Firenze aveva assolto Alberto e Vanneschi «perchè il fatto non sussiste». La Suprema Corte di Cassazione lo scorso 21 gennaio ha annullato la sentenza di assoluzione, disponendo un nuovo processo per i due imputati come aveva sollecitato, nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore generale Domenico Seccia e accogliendo i ricorsi presentati dalla procura generale di Firenze e dalla parti civili. Ad assistere alla lettura del dispositivo erano presenti i genitori di Martina, Bruno Rossi e Franca Murialdo.

Secondo i giudici della Cassazione «la mancanza dei pantaloncini appare difficilmente collegabile a un gesto suicidario»: si tratta invece di «un elemento gravemente indiziario, soprattutto se letto in correlazione ai graffi sul collo di Albertoni». «Ciò che conta è che Martina precipitò senza i pantaloncini del pigiama - si legge nella sentenza della Suprema Corte - e tale elemento oggettivo indiscutibile non può 'sparire' anch'esso dalla valutazione dei giudici di merito, ma deve essere correttamente considerato in collegamento con le altre evidenze probatorie al fine di esaminare in via deduttiva le probabili o possibili ragioni della sua mancanza addosso a Martina al momento della caduta, essendo evidente che i pantaloncini con cui la ragazza giunse nella stanza d'albergo degli imputati furono tolti quando la stessa si trovava all'interno della camera 609».

L'udienza di oggi davanti al nuovo collegio della Corte d'appello di Firenze si preannuncia intensa. Il collegio è presieduto da Alessandro Nencini e dai giudici Paola Masi e Angela Fedelino. Dopo la relazione introduttiva, toccherà per la requisitoria al sostituto procuratore generale Luigi Boccilolini: quindi la parola alla parte civile, poi parleranno i difensori degli imputati. Le repliche sono attese per la settimana successiva, con camera di consiglio e verdetto il 14 aprile. Entrambi gli imputati dovrebbero essere presenti in aula. E Alessandro Albertoni, assistito dall'avvocato Tiberio Baroni, avrebbe fatto richiesta di essere sentito dalla Corte, cosa che potrebbe avvenire già oggi: intenderebbe rilasciare dichiarazioni spontanee ed essere interrogato. Non avrebbe fatto, invece, richiesta di parlare di nuovo, Luca Vanneschi, difeso dall'avvocato Stefano Buricchi.

L'inchiesta italiana, avviata a Genova, è passata per competenza territoriale in base alla residenza degli imputati ad Arezzo, dove si è celebrato il primo grado di giudizio con la condanna dei due imputati, sentenza poi ribaltata a Firenze dai giudici della Corte d'appello. Ora il processo d'appello bis deve essere celebrato in fretta per sfidare i tempi della prescrizione definitiva: il reato di tentato stupro si estinguerà nella prossima estate.

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