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Scappa di casa e chiede aiuto: così a 12 anni fa arrestare il papà violento

Dopo anni di minacce, violenze e terrore nei suoi confronti e in quelli della madre e delle sorelle, la bambina è fuggita attirando l'attenzione di una donna, che ha chiamato la polizia

Un incubo di minacce, percosse, vessazioni e violenze durato per oltre 10 anni, cui la 12enne Maria (nome di fantasia, ndr) ha tentato di mettere fine nell’unico modo possibile: scappando, e cercando aiuto fuori dalle mura di casa, sino ad arrivare al Porto Antico, dove una donna l’ha notata in lacrime e piena di lividi e ha chiamato la polizia. L’orco in questo caso è un 43enne genovese, già noto alle forze dell’ordine nazionali e internazionali proprio per i frequenti maltrattamenti in famiglia, oltre che per reati contro la persona e contro il patrimonio.

Per la bimba, nata dalla relazione tra la madre, una donna di origini ecuadoriane, e lo stesso 43enne, l’incubo è incominciato già da piccolissima, tanto da spingere la mamma a prendere lei e gli altri 3 figli, due femmine e un maschio, e tornare in Ecuador per allontanarsi dal compagno violento. Che non si è rassegnato, e li ha seguiti anche lì, ricominciando a perseguitarli sino a quando non è stato arrestato dalla polizia locale e rispedito in Italia. Ma per Maria il desiderio di tornare a casa era troppo forte, e alla fine la madre ha acconsentito a rientrare nel nostro paese insieme con le due figlie maggiori, oggi di 17 e 24 anni.

La donna si è quindi trasferita qualche mese fa in un appartamento a Marassi, e in un ultimo tentativo di far funzionare le cose con l’ex compagno ha accettato di vivere a poche porte di distanza da lui. Ma tempo qualche giorno e le violenze e le minacce sono ricominciate, concentrandosi su di lei e sulla piccola Maria: spesso ubriaco, il 43enne sfogava la sua furia sulla figlioletta e sulla compagna, tanto che lo scorso 31 luglio, al termine di una giornata di continui litigi, è partita la prima chiamata alla polizia, con gli agenti che sono intervenuti per riportare la calma. In quel caso, però, la donna aveva deciso di non sporgere denuncia, e l’uomo ha ripreso a terrorizzare la piccola e la madre sino a ieri sera, quando, dopo averla picchiata, le ha preso il cellulare e l’ha distrutto per impedirle di chiedere aiuto.

Questa volta, però, Maria è riuscita a fuggire e ha raggiunto sotto choc la zona del Porto Antico, dove ha attirato l’attenzione di una donna, che preoccupata ha chiesto l’intervento della polizia: gli agenti della squadra Volanti sono intervenuti e hanno accompagnato la piccola in questura, dove poco dopo sono arrivate le due sorelle. E dove Maria, rinfrancata dalla loro presenza, ha raccontato tutto ciò che ha sofferto negli ultimi anni. I poliziotti hanno quindi rintracciato il padre nel suo appartamento e l’hanno portato in questura, dove l’uomo ha prima negato tutto, poi ha finto di avere un malore e chiesto di essere accompagnato in ospedale, finendo poi per rinunciare alla visita, che non gli ha evitato il trasferimento in una cella di Marassi.

La piccola Maria è stata invece affidata alla sorella più grande, nella speranza che la sua vita possa tornare a essere serena e priva di violenza.
 

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