Detenuto si taglia le vene nel carcere di Marassi

L'intervento della polizia penitenziaria ha permesso di salvare l'uomo. Il carcere di Marassi ha seri problemi di sovraffollamento, 700 i detenuti presenti a fronte di una capienza di 435

Venerdì 11 gennaio 2019 «un detenuto italiano di circa 60 anni ricoverato presso il centro clinico di Marassi, al primo piano, ha tentato il suicidio tagliandosi le vene». A renderlo noto è Fabio Pagani, segretario regionale della Uilpa Penitenziari.

«Solo grazie al tempestivo intervento della polizia penitenziaria in servizio si è riusciti a impedire che, la già lunga lista dei morti (63 suicidi nel 2018 - dato nazionale) in cella per suicidio si allungasse sinistramente - prosegue Pagani -. Il tempestivo intervento dei baschi azzurri ha impedito che il detenuto morisse dissanguato, era in una pozza di sangue. Nel passato 2018 solo grazie al loro coraggio - afferma il sindacalista - ben mille i tentati suicidi messi in atto nelle carceri, sventati dalla polizia penitenziaria».

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«L'istituto di Marassi rappresenta uno dei gironi infernali del sistema penitenziario italiano e ad alimentare questa spirale di violenza concorre certamente anche il dato di affollamento della struttura genovese. Stamani - rivela il segretario della Uil - a Marassi sono presenti 700 detenuti a fronte dei 435 previsti. Dobbiamo, purtroppo, rilevare come i mass-media, salvo sporadiche eccezioni, tendano a sottovalutare la portata del dramma umanitario e sanitario che si vive all'interno delle nostre prigioni. Così come in genere si ignora il determinante contributo che i poliziotti penitenziari forniscono nel salvataggio di vite umane all'interno delle carceri. Purtroppo questo dato eclatante non viene solo ignorato dai mass media, quanto dalla stessa amministrazione penitenziaria, che nulla muove per valorizzare meriti e impegno del proprio personale».

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