Carcere Marassi: agente preso a pugni durante l'ora d'aria

A darne notizia è il segretario regionale della Uil Pa penitenziari, Fabio Pagani, che torna a richiamare l'attenzione sul sovraffollamento all'interno del carcere di Marassi

Nella mattinata odierna un detenuto italiano, non nuovo a questi gravi atteggiamenti, ha aggredito e ferito con pugni un agente di Polizia penitenziaria in servizio nella sezione che ospita i detenuti definitivi (2° Sezione) nel carcere di Marassi. L'episodio è avvenuto durante l'ora d'aria. L'agente trasportato al pronto soccorso, dove è ancora in cura, ha riportato ecchimosi varie ma le sue condizioni di salute non destano eccessive preoccupazioni.

A darne notizia è il segretario regionale della Uil Pa penitenziari, Fabio Pagani, che aggiunge «innanzitutto desidero far giungere al nostro collega i vivi sentimenti della nostra solidarietà e vicinanza per l'aggressione subita, auspicando una pronta ripresa. Inoltre, se chi opera nelle sezioni detentive è praticamente isolato ed abbandonato, i fattori di rischio aumentano esponenzialmente - afferma il leader della Uil penitenziari - a Marassi oltre alla cronica e affermata carenza d'organico fa da contraltare un grave sovraffollamento (720 detenuti), che alimenta tensioni e pulsioni interne al carcere».

«Questo, però, non costituisce alibi per nessuno perché la violenza, da qualunque parte arrivi e da chiunque esercitata, è sempre motivo di condanna inappellabile. Forse è il caso che i responsabili operativi e amministrativi della casa circondariale di Marassi volgano una maggiore attenzione alle condizioni di lavoro e alle garanzie di sicurezza. Pur apprezzando lo sforzo di rinnovamento della politica gestionale della detenzione essa non può, in ogni caso, scaricarsi sulle già fragili spalle dei poliziotti penitenziari, già oberate da carichi di lavoro insostenibili. Comunque quella delle aggressioni in danno dei baschi blu - conclude Fabio Pagani - è una delle questioni più urgenti e cogenti sul tappeto. Nel momento in cui ogni sforzo è proiettato a un nuovo modello di sorveglianza se non si ha la capacità di gestire tale deriva violenta ogni tentativo di innovazione è destinato al fallimento. Non possiamo, quindi, che ribadire come i circa 336 agenti penitenziari feriti dal nel 2018 e i 90 feriti dall'1 gennaio 2019 ad oggi rappresentino non solo un grave bilancio di sangue ma anche una sconfitta dello Stato e di chi lo Stato rappresenta nelle sezioni detentive».

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