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Lunedì, 24 Giugno 2024
Cronaca Piazzale Marassi�

Detenuto aggredisce poliziotto, 30 giorni di prognosi

"Il paragone delle odierne prigioni a teatri di guerra non sembra affatto esagerato", commenta Fabio Pagani, segretario Uil polizia penitenziaria

"Un detenuto, nato in Ecuador, classe 1991 con fine pena 2027 per reati di porto d'armi illegale, oltraggio, resistenza, tentato omicidio, danneggiamento e che ha girato per ordine e sicurezza ben 12 istituti, con 43 eventi critici all'attivo, effettivamente altroché detenuto modello, ha dato in escandescenze, rompendo sbarramenti e cancelli e si è scagliato contro la polizia penitenziaria, ferendo gravemente un poliziotto, che, trasportato al pronto soccorso, ha riportato 30 giorni di prognosi (costole fratturate)".

È successo lunedì 10 giugno 2024 intorno alle 13 a Marassi. A darne notizia è Fabio Pagani, segretario Uil polizia penitenziaria. "Oltre alla vile aggressione - prosegue Pagani -, vogliamo ulteriormente argomentare la documentata capacità operativa, la freddezza e la lucidità della polizia penitenziaria, che, giustamente, si è limitata a frenare l'evento ed è riuscita a contenere il detenuto".

"Invitiamo però l'opinione pubblica - prosegue il sindacalista - a immaginare la scena quando le aggressioni si verificano in sezioni con decine di detenuti aperti e l'agente è uno solo, a mani nude e senza alcun dispositivo di protezione individuale o di dissuasione".

"Il poliziotto è stato trasportato al pronto soccorso del nosocomio cittadino - ricorda Pagani - con ben 30 giorni di prognosi. Del resto, se si considerano anche 39 suicidi fra i detenuti e quattro nella polizia penitenziaria, omicidi, stupri, violenze e traffici illeciti di ogni genere, il paragone delle odierne prigioni a teatri di guerra non sembra affatto esagerato".

"Allora è di tutta evidenza - aggiunge il sindacalista - che una situazione emergenziale, anche per il sovraffollamento detentivo, sono 14mila i detenuti in più, e l'insufficienza di operatori (al corpo di polizia penitenziaria mancano 18mila unità) non possa essere efficacemente affrontata con misure e strumenti ordinari".

"Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il Governo Meloni e il parlamento tutto ne prendano atto e varino un decreto carceri per affrontare le questioni preminenti e, parallelamente, si avvii un percorso di riforme complessive per l'intero apparato d'esecuzione penale e, particolarmente, per quello inframurario. Presto, nostro malgrado, si toccherà un punto di non ritorno", conclude Pagani.

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