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Slot House: 500 persone in manifestazione a Pegli, Don Gallo show

Genova scende in piazza contro l'apertura, poi rinviata, di Slot House, casinò di Multedo che aveva scelto come testimonial Nicole Minetti. Alla manifestazione presenti anche Pd, Movimento 5 Stelle, Lista Doria e Libera

Genova - Nicole Minetti non c'è, i genovesi sì. Nonostante la decisione del Comune di Genova di non permettere l'apertura al casinò Slot House (per problemi ai parcheggi) i cittadini hanno deciso di scendere in ogni caso in "piazza" venerdì 1 marzo e protestare contro questa nuova piaga sociale. Capeggiati da un Don Gallo a dir poco "scatenato" circa cinquecento persone hanno bloccato il traffico in tutto il ponente cittadino manifestando dalle 18.00 alle 20.00 proprio di fronte alla Slot House, l'ex pizzeria Bailamme, in via Ronchi a Multedo.

L'occasione era quella per far sentire la voce dei cittadini, stufi di vedere aprire, ogni giorno, sale giochi che mettono a serio rischio le famiglie italiane, già provate dalla crisi che sta affliggendo il nostro Paese. Presenti alla manifestazione anche molti rappresentati dei partiti politici, Sel, Pd, Movimento 5 Stelle e Lista Doria. Con loro anche la Comunità di San Benedetto, Libera e molte altre associazioni.

Folla in visibilio all'arrivo di Don Gallo (guarda il video), con il prete che non ha avuto buone parole per Nicole Minetti, colei che avrebbe dovuto fare da testimonial all'apertura di Slot House e che il giorno prima aveva dichiarato di non conoscere il don: «Che la Minetti vada ad aprire le sue gambe da un'altra parte, faccia vedere le sue tette a qualcun'altro. Se vogliamo andare a put...e non abbiamo bisogno di lei». Questo l'esordio, applauditissimo, di Don Gallo che poi ha continuato elogiando i genovesi e la loro partecipazione: «Questa piazza piena fa capire che la democrazia è la partecipazione». Non mancherà poi il messaggio politico con un «Anche il Beppe ci ha insegnato che bisogna scendere in piazza per vincere».

Ma non solo Don Gallo ha riscosso applausi durante la manifestazione, anche gli interventi di semplici cittadini pegliesi hanno mostrato una Genova viva e unita nel combattere il gioco d'azzardo: «Abito a Pegli da tanti anni - afferma Giusi - e ho sempre associato il lungomare del mio quartiere come un luogo di divertimento. Non vogliamo queste sale giochi, giocare è bello, ma non quando si rischia la propria vita, perché ci sono persone che si sono rovinate con questi giochi».

Non solo pegliesi in manifestazione, anche genovesi arrivati dagli altri quartieri: «Veniamo da Bolzaneto - ci raccontano in coro Paola e Remo. Nel nostro quartiere sono ben cinque le sale giochi aperte, non ne possiamo più. Questa manifestazione dimostra come un movimento dal basso possa servire per sensibilizzare l'opinione pubblica e soprattutto per dare una spinta alla richiesta di un cambiamento delle leggi in vigore. Speriamo che con il nuovo governo si riesca a fare qualcosa in materia. Le sale giochi e i compro oro stanno rovinando la nostra città, tolgono spazio a negozi, servizi, luoghi di aggregazione, e rappresentano tentazioni per i giovani e per le persone più deboli».

Tanti anche i giovani presenti a Multedo, tra loro anche Silvio, 24 anni, residente a Sampierdarena, quartiere dove ormai questo tipo di centri non si contano neanche più: «Sono una piaga sociale, la Costituzione permette l'apertura di attività economiche purché queste non arrechino danno ad altri. Ecco, questo penso sia il caso dove il danno c'è, eccome se c'è. Sono sintomo di degrado ed è vergognoso come lo Stato ci lucri sopra».

La grande partecipazione popolare ha soddisfatto Stefano Busi, giovane esponente del coordinamento di Libera, una delle associazioni promotrici della manifestazione: «Libera è qui oggi principalmente per due motivi. Ovviamente per contrastare il gioco d'azzardo, che crea dipendenza e che ha ripercussioni sui cittadini. Con l'iniziativa "Mettiamoci in gioco" anche noi stiamo dando il nostro contributo per contrastare quello che è una vera e propria piaga sociale, accentuata dalle aperture a ripetizioni di queste sale giochi in zone problematiche, che non fanno altro che colpire le fasce più deboli. Ma il tema fondamentale è legato al rischio, purtroppo molto probabile, che questo genere di attività si configurino come vere e proprie centrali di riciclaggio di denaro. Questo non vuol dire che dietro ogni sala giochi che apre ci siano le mafie, tuttavia occorre avere la massima attenzione perché il pericolo è molto concreto».

Chiude Furio Truzzi, presidente di Assoutenti: «C'è stata una grande risposta da parte dei pegliesi. Il messaggio è chiaro, meglio chiuderli che aprirli questi posti. Purtroppo sappiamo che si tratta di un'apertura solo posticipata, ma speriamo che questo movimento dal basso serva per sensibilizzare lo Stato a rivedere alcune leggi che di fatto non contrastano questa nuova malattia, che crea dipendenza, alimenta lo strozzinaggio, l'usura e rovina le famiglie. Il messaggo non deve essere "gioca con cautela", ma deve essere "il gioco fa male"».

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