Ericsson: manifestazione da De Ferrari a Tursi, la verità dei lavoratori

Novantaquattro licenziamenti nonostante i finanziamenti pubblici e l'ormai noto Polo Tecnologico. I dipendenti Ericsson sono scesi in piazza e marciando verso Tursi hanno raccontato la loro storia

Genova - Quarantadue milioni di Euro di finanziamenti pubblici, un utile di 250 milioni nel terzo trimestre 2012, apripista al Polo Tecnologico, la richiesta delle istituzioni locali al ritiro della procedura della mobilità. I dipendenti dell'Ericsson hanno deciso di dire basta e di protestare contro l'azienda che ha deciso a luglio di licenziare ben 94 lavoratori genovesi, più del 10%.

La multinazionale parla di esodi volontari, del sito di Genova come di un sito d'eccellenza, ma scambiando due parole con i manifestanti non sembra che le cose siano proprio così.

Oggi, mercoledì 16 gennaio, un centinaio di dipendenti di Ericsson si sono radunati in piazza De Ferrari per marciare verso Tursi (guarda il video) e sbandierare la situazione drammatica in cui versano.

Persone che rischiano di perdere il lavoro, altre che l'hanno già perso firmando dopo ripetuti inviti da parte dell'azienda per il proprio esodo che definire "volontario" sembra quasi una bestemmia. «Mi hanno spinto per mesi a firmare la mia "condanna" - ci racconta Angelo, uno dei 94 dipendenti lasciato a casa da Ericsson - Lavoro nella parte più colpita dell'azienda, la sezione hardware dove i licenziamenti sono stati del 70% del personale. Ho firmato per stanchezza, altro che esodo volontario. Ero uno degli anelli deboli, senza famiglia nè figli. Lavoravo in Ericsson da 13 anni, ma sono contento di essermene andato via. Questa azienda fa schifo, non hanno nemmeno avuto la dignità di presentarsi ai nostri inviti di discussione. Si sono completamente distaccati da noi, ignorandoci e comunicandoci solo i licenziamenti. Ora sono senza lavoro e mi metterò a cercare qualcosa, ma con i tempi che corrono sarà dura».

Come Angelo ce ne sono tanti di lavoratori nella sua situazione, per altri invece è scattato il trasferimento collettivo da Genova a Roma e Milano. Gente che da anni lavora per Ericsson ora, Marconi prima: «Sono entrato in Marconi 32 anni fa - ci racconta Aldo - mi piange il cuore a vedere come è finito tutto. Ora Ericsson sta avendo un atteggiamento vergognoso, ci lasciano a casa con la scusa che non c'è lavoro. Il nostro ammnistatore delegato ci ignora, doveva venire qui, doveva andare dal Prefetto: non si è mai visto. Purtroppo mi duole dire che a ogni manifestazione siamo pochi, ci vorrebbe più partecipazione».

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Aldo fa riferimento a Cesare Avenia, l'amministratore delegato di Ericsson che oggi avrebbe dovuto incontrare gli enti locali, ma che all'ultimo ha deciso di dare forfait senza fornire spiegazioni.

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