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Monaci tibetani all'opera in Regione per realizzare un mandala

Una volta ultimato il Mandala, seguendo la tradizione buddhista, esso sarà distrutto per simboleggiare la natura transitoria della vita materiale e le sabbie che lo compongono verranno versate in mare

Genova - È cominciata martedì 19 febbraio 2013, dalle 15 alle 18, nell'atrio della sede della Regione Liguria, in via Fieschi, 15, a Genova, la costruzione di un Mandala di sabbia da parte di un gruppo di monaci tibetani del monastero Sera Jey. La costruzione impiegherà tre giorni, fino alle 13 di venerdì 22 febbraio. Le operazioni  saranno aperte al pubblico. Una volta ultimato il Mandala, seguendo la tradizione buddhista, esso sarà distrutto per simboleggiare la natura transitoria della vita materiale e le sabbie che lo compongono verranno versate in mare.

Fa parte dell’evento 'L'eredità del Tibet' a cura dello scrittore e giornalista Piero Verni, in programma, sempre nella sede della Regione Liguria, mercoledì alle 13. Previste anche danze tradizionali tibetane eseguite dagli stessi monaci.

La manifestazione fa parte del 'Tour della Compassione e dell'Armonia' del monastero Sera Jey. L'intenzione e la natura del Tour sta nello sviluppare compassione e armonia in ognuno dei luoghi e comunità visitati e inoltre di trovare il supporto finanziario per il Progetto di Costruzione dell’Aula del Monastero di Sera Jey. Un Mandala è come un quadro composto da milioni di granelli di sabbia colorata. Ha un ricco significato simbolico anche per chi non è in grado di interpretarlo, l'impatto visivo di un Mandala può evocare un intero universo e trasmettere un'impressione positiva nella mente, attirando le potenti forze della guarigione e dell'armonia e generando un buon karma, spiegano gli esperti.

Il Mandala viene fatto da monaci che, lavorando in gruppo, prima elaborano il disegno e poi collocano sopra di esso la sabbia colorata, utilizzando sottili tubi cavi, chiamati chak-purs.

È un lavoro lungo e minuzioso, che richiede un elevato grado di precisione ed un'estrema concentrazione. Quando il Mandala è completato, il rituale tradizionale prevede che esso venga distrutto per simboleggiare la natura transitoria della vita materiale.

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