Inchiesta Maglio 3: dopo 9 anni finiscono in carcere gli affiliati alla 'ndrangheta in Liguria

Dopo un lungo iter giudiziario e processuale, gli uomini del Ros hanno eseguito 9 misure di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti membri delle "Locali" liguri

Finiscono in carcere le 9 persone condannate in via definitiva per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’inchiesta Maglio 3 del Ros e dei comandi provinciali dei carabinieri di Genova e Imperia.

I carabinieri del Ros hanno eseguito gli ordini di carcerazione giovedì, a conclusione di un lungo iter giudiziario iniziato nel giugno del 2011 con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Genova, su richiesta della locale Procura Distrettuale, per 12 indagati ritenuti affiliati alle Locali di ‘ndrangheta operanti a Genova, Lavagna, Ventimiglia e Sarzana.

Delle 12 persone destinatarie della misura cautelare, tra il 2013 e il 2016, 11 sono stati assolte sia in primo sia in secondo grado di giudizio, perché per i giudici non potevano essere a loro attribuite condotte caratterizzate dal metodo mafioso, tra cui l’esercizio di una sistematica attività di intimidazione. Il 4 aprile 2016 la Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza della Corte d’Appello, rinviando un nuovo giudizio a un’altra sezione della Corte d’Appello stessa e sottolineando che le articolazioni della ‘ndrangheta in Liguria sono “proiezioni strutturalmente e funzionalmente identiche a quelle calabresi”.

Per la Cassazione, la prova degli elementi caratterizzanti l’art. 416 bis c.p. si poteva desumere già solo dalla presenza di alcuni indici rivelatori del fenomeno mafioso: la segretezza del vincolo, i rapporti di comparaggio tra gli affiliati, l’uso di rituali per l’affiliazione o per la promozione degli accoliti, il rispetto del vincolo gerarchico, l’uso di un linguaggio criptico. Tutti elementi emersi dalle indagini del Ros e della Direzione Distrettuale Antimafia di Genova, che hanno dimostrato che il contributo degli indagati alla Locale poteva essere costituito anche solo dalla dichiarazione di adesione, senza necessariamente necessità di compiere atti specificia, e che “la capacità di intimidazione può esplicarsi, anche al di fuori della Calabria, in modo silente, cioè senza ricorrere a forme eclatanti, poiché implicitamente legata al semplice vincolo di appartenenza del soggetto alla ‘ndrangheta”.

Il nuovo processo ha portato la Corte di Appello di Genova, il 16 ottobre 2018, a pronunciare una sentenza di condanna nei confronti di 9 imputati (i destinatari dell’ordine di carcerazione), confermata dalla Cassazione il 28 ottobre scorso e diventata irrevocabile. Ai condannati è stata anche applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni,  da eseguirsi a pena espiata.

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