Crimine organizzato: in Liguria c'è, ma raramente si vede

La Direzione Nazionale Antimafia ha reso nota la relazione annuale sulle attività svolte e sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2011 - 30 giugno 2012. Ecco il resoconto su Genova e la Liguria

Genova - La Direzione Nazionale Antimafia ha reso nota la relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale antimafia e dalla Direzione nazionale antimafia nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2011 – 30 giugno 2012.

La relazione del consigliere Anna Canepa, relativa alla situazione dell'attività del crimine organizzato nel distretto della corte di Appello di Genova, mette in luce 32 reati di competenza pendenti al 30 giugno 2012 in tutta la Regione.

La consigliera ricorda come il 2 febbraio 2012 Michele di Lecce sia subentrato a Vincenzo Scolastico nel ruolo di procuratore distrettuale antimafia. In Liguria i problemi più rilevanti si registrano a Ponente, con diversi Comuni sciolti per presunte infiltrazioni mafiose. In tutta la Regione la presenza del crimine organizzato è riconducibile alle famiglie di Cosa Nostra e alla 'ndrangheta.

L'attività della criminalità organizzata in Liguria si manifesta in modi diversi dalle regioni di origine: gli interessi non sono indirizzati al diretto controllo del territorio, ma piuttosto sono mirati al controllo dei settori economici di maggiore rilevanza: le attività commerciali e il settore dell'edilizia e in particolare gli appalti pubblici. Tali modalità consentono, mantenendo stretti contatti con l'organizzazione di origine, di reivestire e riciclare in attività legali nella regione i proventi delle tipiche attività illecite.

Quanto emerso nel corso del periodo preso in esame, oltre ad avere confermato l'abile capacità di mimetizzazione della criminalità organizzata che opera in questi territori, piuttosto che con gesti eclatanti e visiibili, in maniera 'sommersa' spendendo la 'fama' conquistata altrove, ha dimostrato la subdola capacità d'infiltrazione, in particolare della 'ndrangheta, venuta a patti con numerosi soggetti disponibili a percorrere la più remunerativa via dell'alleanza e del compromesso, piuttosto che quella della libera competizione secondo le regole. Le modalità operative e gli obiettivi perseguiti dal fenomeno criminale oggetto di analisi non appaiono aver subito, nella regione, mutamenti di significativo rilievo nell'ultimo anno.

I soggetti monitorati si sono integrati nel contesto sociale e si sono costituiti un'immagine, spesso vantando rapporti privilegiati con organi politico-istituzionali.

Nonostante la comprovata presenza di personaggi di primo piano del panorama criminale, le organizzazioni stanziate sul territorio genovese e nella provincia mantengono la tipica connotazione di promanazioni delle organizzazioni criminali radicate nei territori di origine da cui dipendono, soprattutto, per l'adozione delle decisioni politico-strategiche in ordine alla risoluzione di conflitti insorti in seno all'organizzazione e alle decisioni circa gli investimenti da effettuare.

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