Sabato, 16 Ottobre 2021
Cronaca

Mafie, la Dia: "Aree portuali della Liguria snodo cruciale per il narcotraffico"

La perdurante stagnazione economica e la crisi dovuta al protarsi della pandemia covid espone sempre di più la Liguria al rischio di infiltrazioni della criminalità mafiosa nel tessuto economico ed imprenditoriale locale

La perdurante stagnazione economica e la crisi dovuta al protrarsi della pandemia covid espone la Liguria al rischio di infiltrazioni della criminalità mafiosa nel tessuto economico ed imprenditoriale locale. Il dato, allarmante, emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia), che rileva anche un "Aumento della potenza imprenditoriale della 'ndrangheta  grazie alla proliferazione del narcotraffico che focalizzerebbe la sua centralità operativa in importanti aree portuali come quella di Gioia Tauro, ma anche di Genova, La Spezia, Vado Ligure e Livorno".

Le diverse inchieste concluse nel tempo, corroborate anche dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno descritto l’affermazione della ‘ndrangheta in Regione attraverso una struttura criminale denominata "Liguria" alla quale sono state ricondotte, attraverso un riconoscimento giudiziario in via definitiva, altre unità periferiche dotate di autonomia strategico-operativa seppure strettamente collegate al Crimine reggino. Sono presenti a Genova, Lavagna e Ventimiglia. Un ulteriore rilevante insediamento sarebbe operativo anche a Bordighera.

"Se i periodi di lockdown hanno fatto registrare una generale flessione dei reati di criminalità diffusa - si legge nella sezione dedicata alla nostra regione all'interno del documento - , sul versante del traffico di stupefacenti i sodalizi più attivi avrebbero invece  dimostrato una efficace capacità di adattamento. Tale settore vede nelle aree portuali della Liguria (Genova, La Spezia e Vado Ligure) lo snodo cruciale per lo smercio dei carichi di droga".

Inoltre la situazione economica generale "può esporre il tessuto socioeconomico all’ingerenza dei clan mafiosi che, abili a proporsi come welfare parallelo grazie alla forza economica di cui dispongono, intercettano  e sfruttano ogni opportunità che il delicato contesto pandemico offre, ricorrendo a pratiche  usurarie e alle estorsioni anche al fine di infiltrare il circuito legale". 

Relazione che poi analizza il fenomeno a partire dalle sue radici: "L’infiltrazione dei sodalizi mafiosi in Liguria è prevalentemente di origine calabrese e in misura minore campana e siciliana. Ha avuto inizio verosimilmente dagli anni ‘50 in ragione del florido tessuto economico-imprenditoriale e per il favorevole posizionamento geografico che fa  della Regione un crocevia strategico tra la Versilia, la Costa Azzurra, le regioni del nord Italia  e il nord Europa, nonché attraverso il sistema portuale un rilevante hub verso altri continenti.  Qui la strategia di “mimetizzazione” attuata dai clan avrebbe reso più difficoltoso, nel tempo, comprendere e acquisire consapevolezza della capillare infiltrazione del territorio ligure ad  opera della ‘ndrangheta. Oggi, invece, questo è un dato acquisito anche sul piano giudiziario".

"Sebbene allo stato - si legge ancora nella relazione - non siano emerse relazioni consolidate e strutturate tra criminalità organizzata italiana e gruppi stranieri si riscontrano frequentemente forme di collaborazione proprio nel settore del narcotraffico"

Per quello che riguarda lo spaccio di droga Genova sembra essere la piazza principale: "In linea di continuità con il passato - prosegue la relazione della Dia - , il panorama criminale ligure è fortemente connotato  dall’operatività di sodalizi stranieri, principalmente costituiti da extracomunitari irregolari di  origine africana, sudamericana e dell’est Europa che risultano operativi, a macchia di leopardo, in tutte le province. Tuttavia il capoluogo con il suo centro storico rappresenterebbe una  piazza privilegiata per le attività illecite principalmente connesse con il mondo della droga.  Le nazionalità prevalenti coinvolte nella gestione degli stupefacenti sono quelle marocchina, senegalese, nigeriana, albanese e tunisina. Proprio il lucroso settore del traffico internazionale di stupefacenti che si innesta su un mercato aperto e stratificato renderebbe protagoniste anche altre organizzazioni criminali transnazionali di matrice non mafiosa. Si fa riferimento a gang straniere prevalentemente di origine africana, sudamericana (prevalentemente ecuadoriane nel genovese e dominicane nello spezzino)  o dell’est Europa attive in tutte le province liguri ma concentrate principalmente nel centro storico del capoluogo genovese. Queste traggono dai traffici di droga la loro principale fonte  di reddito sfruttando la posizione strategica della Liguria che è oltremodo utile per l’importazione di hashish e marijuana (nonché di cocaina, seppur in quantità limitata) lungo la direttrice  proveniente dal Marocco. (...) Sebbene allo stato non siano emerse relazioni consolidate e strutturate tra criminalità organizzata italiana e gruppi stranieri si riscontrano frequentemente forme di collaborazione proprio  nel settore del narcotraffico" 

La relazione evidenzia anche l’operatività in Liguria della criminalità straniera nell’ambito del favoreggiamento dell’immigrazione, settore particolarmente favorito dalla posizione strategica  della Liguria per il transito di flussi migratori di irregolari verso altri Paesi del nord Europa.

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