Martedì, 18 Maggio 2021
Cronaca Centro Storico / Giardini Emanuele Luzzati

Ai Luzzati il presepe dei migranti per protestare contro il decreto Salvini

L'invito della cooperativa Il Ce.sto a ritrovare i valori «di una società fondata sulla vicinanza, l'altruismo e la capacità di non girarsi dall'altra parte»

Un presepe vivente che racconta uno spaccato dell’Italia, e della crisi che sta affrontando dal punto di vista dell’accoglienza e dei flussi migratori: i Giardini Luzzati hanno voluto lanciare una provocazione al ministro degli Interni Matteo Salvini e al decreto sicurezza, mettendo in scena un presepe in cui i protagonisti erano proprio migranti.

«Il Ce.Sto oggi ha raccolto l’appello di Giorgia Meloni di fare un presepe - ha detto Marco Montoli, presidente della cooperativa che gestisce lo spazio del centro storico e si occupa di accoglienza - Ricordiamo i valori della cristianità, che sono accoglienza e solidarietà, e invitiamo a non girarsi dall’altra parte, ma a costruire insieme una società che si basa sulla capacità di stare vicino agli ultimi».

Montoli si è rivolto a «tutti i cristiani, che devono prendere in considerazione ciò che sta succedendo in Italia in questo momento con il decreto sicurezza, che mette in discussione gli elementi minimi umani, la solidarietà, la voglia di crescere stando vicino agli altri. Speriamo che possa diventare contagioso anche questo presepe fatto di persone. Ciò che sta succedendo è gravissimo: prendiamo ufficialmente l’impegno a continuare a costruire una società nonostante ci sia chi la vuole smantellare».

Il presepe vivente è stato realizzato con la collaborazione di alcuni migranti assistiti dal Ce.Sto, e in mattinata hanno voluto partecipare anche gli scout di Rivarolo posando per una doto collettiva: «È un presepe di resistenza, contro chi ci vuole separati», ha concluso Montoli, in riferimento al decreto fortemente voluto dal ministro Salvini , che restringe le possibilità di accoglienza degli stranieri e introduce una serie di nuove norme sulla sicurezza. 

Tra i punti maggiormente contestati, la cancellazione dei permessi di soggiorno umanitari, la cosiddetta “protezione umanitaria”, una delle tre forme di protezione che potevano essere accordate ai richiedenti asilo insieme con l’asilo politico e la protezione sussidiaria. Il provvedimento durava due anni e dava accesso a diverse prestazioni sociali, all’edilizia popolare e al lavoro. Il decreto Salvini introduce invece una serie di permessi speciali per protezione sociale, per ragioni di salute, per calamità naturale nel paese d’origine, che durano al massimo un anno.

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