Morta in casa e fatta a pezzi, il giallo di via Bertuccioni

La figlia della vittima da venerdì sera si trova nel carcere di Pontedecimo in esecuzione di una misura cautelare per il reato di soppressione di cadavere, con il suo nome iscritto nel registro degli indagati per omicidio. La vicenda ha ancora molti punti oscuri

Che cosa è successo davvero nell’appartamento al civico 5 di via Bertuccioni, a Marassi? Se lo stanno chiedendo in queste ore gli investigatori della Squadra Mobile, che stanno indagando coordinati dal pubblico ministero Sabrina Monteverde.

I fatti, al momento, sono che il corpo di Loredana Stupazzoni, 63 anni, professione bidella, è stato trovato fatto a pezzi, i resti disseminati in sacchetti di plastica nell’abitazione che la donna condivideva dall'inizio del "lockdown" con la figlia.

Proprio la figlia, Giulia Stanganini, 37 anni e una enorme tragedia sulle spalle - ha perso lo scorso novembre il figlio, un bimbo di 4 anni morto per arresto cardiaco - è stata la persona che ha confessato agli inquirenti di avere trovato la madre in casa, morta suicida, e di essere stata lei a sezionare il cadavere con l’idea di disfarsi del corpo perché «non si sentiva di chiamare nessuno». La donna da venerdì sera si trova nel carcere di Pontedecimo in esecuzione di una misura cautelare per il reato di soppressione di cadavere, con il suo nome iscritto nel registro degli indagati per omicidio.

Un racconto dell’orrore su cui gli investigatori, coordinati dal dirigente Stefano Signoretti, stanno cercando di fare luce. Davvero Loredana è morta suicida - impiccata, ha riferito la figlia - e che cosa avrebbe spinto la 37enne ad accanirsi sul corpo con un coltello che ancora non è stato ritrovato? 

Giulia Stanganini si è presentata in questura prima dell’alba di venerdì, intorno alle 4. Agli agenti ha riferito che nell’appartamento di via Bertuccioni avrebbero trovato il cadavere a pezzi della madre, e gli accertamenti sono scattati subito: diverse pattuglie sono arrivate sul posto, ed entrando nell’abitazione i poliziotti si sono ritrovati davanti la macabra scena. Immediata la chiamata al magistrato di turno e al medico legale, che non ha potuto fare altro che chiedere che i resti fossero trasportati in obitorio per un’autopsia che verrà disposta in queste ore. 

Il primo interrogativo cui gli inquirenti devono rispondere è se Loredana Stupazzoni si sia davvero tolta la vita, come la figlia ha riferito, o se si possa essere trattato di un delitto. I vicini di casa hanno riferito che madre e figlia avevano un rapporto conflittuale, che si erano sentite più volte urla provenire dalla casa in cui Loredana viveva sola, dopo il divorzio dal marito, eccezion fatta per alcuni periodi in cui la figlia andava a stare da lei.

Il secondo interrogativo riguarda le motivazioni alla base dell’accanimento sul cadavere. Nel corso dell'interrogatorio cui è stata sottoposta, la donna ha ammesso soltanto di avere sezionato il cadavere della madre, sostenendo di essersi svegliata mercoledì mattina e di avere trovato la donna impiccata, di avere tagliato la corda nel tentativo di salvarla e di essersi resa conto che era ormai morta. Avrebbe quindi portato il corpo nel bagno, aspettato qualche giorno e poi avrebbe afferrato un coltello per smembrare il cadavere. A un certo punto nel procedimento si è decisa ad andare in questura, dove ha confessato quanto accaduto.

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La 37enne verrà nuovamente ascoltata nelle prossime ore. Gli investigatori della mobile stanno ricostruendo il suo passato, e dalle prime informazione sembra che la donna fosse disoccupata e da qualche mese seguita da un terapeuta. Verrà sentito anche il padre, da cui la vittima aveva divorziato. Gli inquirenti devono anche capire che cosa la 37enne abbia usato per accanirsi sul cadavere: lei ha raccontato di avere usato un coltello, gettato poi via insieme con la corda con cui la madre si sarebbe tolta la vita.

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