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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Addio a Lisetta Carmi, icona della fotografia

Nata a Genova il 15 febbraio 1924 da una famiglia di origini ebraiche, Abbandonata l'attività di concertista e insegnante di pianoforte, a partire dal 1960 si dedicò alla fotografia

È morta a Cisternino, in provincia di Brindisi, all'età di 98 anni, la fotografa Lisetta Carmi, autrice di immagini comunicative, dotate di profonda e poetica espressività nate dal suo interesse per la ricerca sociale. Sempre anticonformista, usò la sua arte come denuncia sociale: si è dedicata al settore della fotografia di ambiente agli inizi degli anni Sessanta, affermandosi anche all'estero.

Ha compiuto ricerche e servizi sul lavoro dei portuali, sui travestiti, sulla borghesia genovese vista attraverso i monumenti sulle tombe nel cimitero di Staglieno. Tra i suoi scatti più celebri il reportage sul poeta statunitense Ezra Pound nel 1966, che le valse il premio fotografico Niépce.

Nata a Genova il 15 febbraio 1924 da una famiglia di origini ebraiche, durante il periodo delle leggi razziali Carmi fu costretta a riparare in Svizzera dove continuò a studiare pianoforte. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale tornò a Genova e nel 1946 si diplomò in pianoforte al Conservatorio di Milano, esercitando da allora la professione di pianista.

Abbandonata l'attività di concertista e insegnante di pianoforte, a partire dal 1960 Carmi si dedicò alla fotografia lavorando come free-lance. Firmò reportage di denuncia sociale come quelli sull'Italsider del 1962. Nel 1964 condusse con i portuali della Filp-Cgil un'approfondita inchiesta nel porto di Genova: il risultato fu una mostra mobile che girò tutta l'Italia per poi raggiungere anche l'Unione Sovietica.

Nel 1965 iniziò a fotografare i travestiti, lavoro che sfocia nel libro 'I travestiti' con testo di Elvio Fachinelli (Essedi Editrice, 1972): il suo racconto della transessualità all'epoca fece scalpore. In quello stesso periodo collaborò con alcune riviste, tra cui 'Il Mondo', 'Vie Nuove' e 'L'Espresso' e realizzò vari reportage tra cui quello sulla metropolitana di Parigi per cui ottenne il premio Cultura nella fotografia, e quelli in Afghanistan, Pakistan, Israele, Palestina e nell'America Latina.

Nel 1976 abbandonò la fotografia e creò nel 1979 a Cisternino l'ashram Bhole Baba: da quel momento in poi si è dedicata, con il Centro Spirituale di Cisternino, alla diffusione degli insegnamenti del suo maestro Babaji Mahavatar dell'Himalaya.

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