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Stop ai contributi per gli hotel che ospitano migranti: infuria la polemica

L'approvazione della proposta di legge della Lega da parte della Regione Liguria ha prevedibilmente scatenato reazioni. Il Pd: «Norma nazista, vergognosa e anticostituzionale»

Non si placa la polemica sulla nuova legge, approvata lo scorso 30 aprile, con cui la Regione Liguria ha stabilito lo stop ai contribuiti per la riqualificazione turistica i titolari di alberghi e strutture ricettive che sono inserite nella lista delle convenzioni di chi aderisce al sistema Sprar e ha dato dunque ospitalità a ospitare migranti.

Subito dopo l’approvazione - la legge è passata con 16 voti a favore, la maggioranza di centrodestra, e 11 contrari tra cui il Movimento 5 Stelle, Pd e Rete a Sinistra - le opposizioni, in testa i rappresentanti del Partito Democratico, si erano duramente scagliati contro il provvedimento, con il capogruppo in Regione, Giovanni Lunardon, che l’aveva definita «una norma nazista, vergognosa e incostituzionale», mentre Alice Salvatore dell’M5s aveva parlato di «un testo vuoto, di propaganda, che strumentalizza il turismo a fini politici».

La Lega, principale promotrice del provvedimento, lo aveva invece difeso con forza: «Altro che migranti in hotel - avevano dichiarato il capogruppo e il vice capogruppo Franco Senarega e Paolo Ardenti - Occorre invece qualificare, promuovere e sviluppare la vocazione turistica della Liguria. Quindi appare giusto non erogare incentivi regionali a chi sostanzialmente trasforma ‘de facto’ la sua attività ricettiva in termini assistenziali, che con il turismo non c’entrano proprio nulla. Ed è opportuno sostenere famiglie e imprese che, tra mille difficoltà e con tanti sacrifici, svolgono realmente attività ricettiva anche nell’interesse comune del territorio e dei liguri».

Nel dibattito era prevedibilmente entrato anche il governatore ligure Giovanni Toti, che dal suo profilo Facebook aveva spiegato: «Se hai una pensione, un albergo, un ostello e decidi di ospitare migranti pagato dallo Stato, non potrai accedere ai fondi pubblici stanziati da Regione Liguria per riqualificare l’offerta turistica. Quei soldi servono a migliorare la qualità della nostra ospitalità e ad aiutare i nostri imprenditori a competere sul mercato. È giusto che vadano a chi punta rischiando sul turismo, creando ricchezza e posti di lavoro. Nessuna discriminazione, ma semplicemente un corretto uso dei soldi pubblici».

La polemica, però, non si è placata, e all’indomani dal Primo Maggio il governatore ligure è nuovamente intervenuto, sempre via social network, sulla questione: «Non capisco le finte anime belle che fanno finta di non capire. Se non avessimo fatto la legge che distingue, per accedere ai finanziamenti regionali, tra chi ospita migranti nella propria struttura ricettiva e chi invece fa turismo vero, sarebbe accaduto questo. Proviamo a immaginare un titolo di giornale: “Ospita migranti nel proprio hotel pagato dallo Stato e la Regione gli dà pure i fondi per ristrutturarlo”».

«Intendiamoci bene - ha proseguito Toti - ospitare migranti pagati dalle Prefetture è assolutamente legittimo. Ma per questo lo Stato sborsa già un sacco di soldi. I bandi regionali per riqualificare l’offerta turistica, pagati dalle tasse dei liguri, credo sia più utile e giusto che vadano a quegli imprenditori che investono nel proprio albergo per ospitare chi viene a visitare la nostra terra portando lavoro e ricchezza. Tutto qui, cosa c’è di così strano? A me sembra una legge da Paese normale». 

La notizia dell’approvazione, rilanciata dalla pagina ufficiale della Lega, ha prevedibilmente fatto il giro d’Italia, identificando la Liguria come una delle prime regioni ad adottare un provvedimento di questo genere. E le proteste e le contestazioni hanno continuato ad arrivare non soltanto dagli oppositori politici del centrodestra, ma anche dagli esercenti e da chi ha deciso di difenderli pubblicamente 

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