rotate-mobile
La decisione del Tar / Lavagna

Via l'allevamento intensivo di orate e branzini. La società: "Faremo appello"

Il Tar dà ragione al Comune di Lavagna. La società Aqua de Ma dovrà rimuovere l'impianto di itticoltura, ma ricorre in appello

Via l'allevamento intensivo di orate e branzini dallo specchio acqueo di Lavagna. Lo ha stabilito il Tar con una sentenza che respinge il ricorso di Aqua de Ma, società proprietaria dell'impianto di itticoltura che si era opposta all'intimazione del Comune di rimuovere le gabbie e lasciare lo spazio occupato entro il 30 giugno dello scorso anno.

Il Comune amministrato da Gian Alberto Mangiante aveva deciso di non rinnovare la concessione in mano alla società, scaduta nel 2020, ma Aqua si era opposta lamentando, la violazione del "principio di proporzionalità, attesa la complessità delle operazioni di smantellamento dell’impianto". Inoltre, secondo quanto riportato nel ricorso della società, il Comune "non avrebbe ponderato gli interessi pubblici e privati coinvolti, poiché il paesaggio sarebbe tutelabile con il semplice spostamento delle vasche in altro specchio acqueo, mentre la rimozione totale dell’allevamento, con la soppressione dei pesci, non terrebbe conto né delle esigenze del benessere animale, né delle ripercussioni economiche sull’impresa e sui lavoratori dipendenti".

Nel 2021 il Comune aveva indetto una nuova gara alla quale aveva partecipato solamente Aqua, che non avrebbe tuttavia rispettato le condizioni poste dalla giunta che, scrivono i giudici del Tar "per risolvere il problema del forte impatto visivo delle gabbie galleggianti, ne ha previsto la completa immersione sotto il pelo dell’acqua, in modo da renderle non percepibili da terra e da mare".

Il Tar ha respinto il ricorso della società che adesso dovrà smontare gli impianti, anche se Aqua in una nota fa sapere di avere intenzione di impugnare la sentenza e ricorrere al Consiglio di Stato.

"La società Aqua - si legge in una nota - ricorrerà in appello contro la sentenza del Tar della Liguria nel procedimento che la vede contrapposta al Comune di Lavagna che ha chiesto lo sgombero dell'impianto per maricoltura della società.

Riteniamo che il Tar non abbia tenuto conto della sostanziale differenza tra le concessioni balneari e quelle per maricoltura che non sono riconducibili ai servizi, ma alla produzione.

Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con una nota ufficiale del 30 aprile 2024 indirizzata alla nostra Associazione di categoria, API, ha chiarito definitivamente che al nostro settore non si applica la direttiva Bolkenstein e dunque la disciplina dei servizi.

Dobbiamo far notare che nel giugno 2023 il Tar Liguria aveva accolto l'istanza di sospensiva di Aqua, ritenendo che la sanzione dello sgombero dell'impianto fosse del tutto eccessiva, mettendo a rischio la società e i posti di lavoro che rappresenta, e ritenendo congruo il suo semplice spostamento in altra area limitrofa, da individuarsi in accordo con l'amministrazione comunale.

Aqua si è resa disponibile allo spostamento, individuando anche un'area consona, senza però ottenere alcun riscontro dal Comune per oltre un anno. A tutela della società, dei posti di lavoro che rappresenta e dell'acquacoltura stessa, attività che lo si ricorda la Commissione europea promuove e invita a sviluppare.

Siamo confidenti che il nostro ricorso al Consiglio di Stato, alla luce anche dei chiarimenti sopraggiunti sul piano dell'interpretazione normativa, sarà pienamente accolto".

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Via l'allevamento intensivo di orate e branzini. La società: "Faremo appello"

GenovaToday è in caricamento