La 'ndrangheta nel Tigullio da trent'anni: arrestato il sindaco di Lavagna, 23 indagati

Dopo il ponente, anche il levante balza agli onori della cronaca per profonde infiltrazioni mafiose. Arrestato il sindaco di Lavagna e altre 7 persone, 23 indagati in tutto. Paolo Nucera e Francesco Antonio Rodà i capi della 'Locale' della 'ndrangheta

Immagine di repertorio

Duro colpo alla criminalità organizzata in provincia di Genova. Gli inquirenti hanno individuato la presenza della cosca 'ndranghetista Rodà-Casile nel Tigullio e in particolare a Lavagna.

Le persone coinvolte hanno tentato in tutti i modi di comunicare senza essere scoperte, ma il lavoro della polizia ha vanificato i loro tentativi, portando alla luce i loro sporchi traffici. Le indagini sono durate due anni e hanno subito una svolta dopo il ritrovamento di un arsenale di armi in val Fontanabuona. Da quel momento gli indagati sono stati ripresi e registrati in maniera capillare, in accordo col giudice, che evidentemente riteneva fondati i sospetti degli investigatori.

Giovedì scorso il gip ha emesso le misure cautelari e dalle prime ore di questa mattina gli agenti le hanno eseguite. In carcere sono finiti i fratelli Francesco detto 'Ciccio', Antonio detto 'Totò' e Paolo Nucera e i cugini Francesco Antonio e Antonio Rodà. Ai domiciliari Gabriella Mondello, il sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti e Massimo Talerico.

Per Giovanni Nucera, figlio di Antonio, e Massimiliano Arco il giudice ha disposto l'obbligo di dimora nel Comune di residenza mentre per Ivana Pinasco è scattato il divieto di esercitare la carica di legale rappresentante di persone giuridiche.

Il gip ha disposto anche il sequestro di tutti i beni riconducibili a Francesco Paolo Rodà, ovvero alcuni locali commerciali e due magazzini fra Sestri Levante e Lavagna, alcuni appartamenti fra Lavagna, Sestri Levante e Milano, tre auto (una Bmw X5 e due Fiat 500), conti correnti e depositi bancari oltre al locale 'Lo sfizietto di Rodà Giulia' a Sestri Levante.

Altri sequestri sono relativi al traffico illecito di rifiuti e all'abuso d'ufficio: si tratta di quattro chioschi, Giorgia, Bagni Gianni, Ste Beach e Cipy Beach; il bar Ostigoni in piazza Vittorio Veneto a Lavagna, la società di trasporto di rifiuti Autotrasporti Nucera e l'Eco centro, stazione di trasbordo rifiuti, in località Madonna della Neve.

In totale gli indagati sono 23: i tre fratelli Nucera Paolo, Antonio e Francesco, Antonio e Francesco Antonio Rodà, Giovanni Nucera, figlio di Paolo, e Giovanni Nucera, figlio di Antonio, Paolo Paltrinieri, Daniela Manglaviti, Ivana Pinasco, Lorenzo Rossi, Massimiliano Arco, Natale Calderone, Gabriella Mondello, Giuseppe Sanguineti, Luigi Barbieri, Massimo Talerico, Rosario Lobascio, Pietro Bonicelli, Lorella Cella, Ettore Mandato, Franco Gentile e un'altra persona.

L'ARRESTO DI NUCERA, IL VIDEO

Le indagini hanno preso il via a settembre 2013 con accertamenti a carico di alcuni soggetti in contatto con Paolo Nucera, nato a Condofuri (Rc) nel 1944 e più volte coinvolto in indagini legate alla 'ndrangheta, considerato un esponente di spicco del locale insediamento criminale. Il sospetto degli inquirenti era che Francesco Antonio Rodà si avviasse a prendere il posto di Paolo Nucera come capo della 'locale'.

A ottobre e novembre 2013 i sospetti della Direzione Distrettuale Antimafia hanno trovato conferma nella condotta di 'carattere mafioso' di Paolo Nucera e Francesco Antonio Rodà per il controllo del territorio, attraverso informazioni acquisite tramite una pluralità di soggetti. Nel frattempo sono emersi frequenti contatti con Paolo Paltrinieri in merito alle attività di gioco, scommesse e macchinette video slot.

L'8 novembre 2013 la questura ha raccolto una notizia in merito a delle armi, nascoste in un terreno a San Colombano Certenoli. Immediata era scattata la perquisizione con il rinvenimento di sette armi comuni da sparo corte, un silenziatore e 807 proiettili di vario calibro, oltre a un'altra arma da sparo lunga. A fine mese le indagini avevano confermato il coinvolgimento di Natale Calderone, la cui figlia era intestataria del terreno, nella vicenda, con numerosi contatti telefonici con Antonio Rodà.

Le verifiche sono proseguite con intercettazioni ambientali presso la hall dell'hotel Ambra e presso l'ufficio dell'ex deputata Gabriella Mondello. Nel gennaio 2014 gli investigatori hanno accertato come Francesco Antonio Rodà prestasse denaro a una decina di persone. In passato aveva consegnato 400mila euro ad Antonio Nucera per risarcire le vittime di un processo, svoltosi fra 2004 e 2005 per violenza sessuale e cessione di sostanza stupefacente a ragazze minorenni.

Inoltre, Francesco Antonio Rodà ha prestato denaro al figlio di Paolo Nucera, Giovanni, per aprire un'agenzia di scommesse a Lavagna, soldi restituiti coi guadagni non dichiarati della sala scommesse. In totale, Rodà avrebbe elargito una somma complessiva di oltre mezzo milione di euro.

Presso la pensione Ambra si sarebbero presentati, il 25 maggio 2014, anche tre candidati alle elezioni: l'attuale sindaco, insieme a Ettore Mandato e un appartenente alla polizia municipale per ottenere il 'benestare' di Paolo Nucera e chiedere l'appoggio elettorale. L'incontro pare sia avvenuto, nonostante gli indagati delle famiglie Rodà-Nucera, da febbraio agissero con particolare cautela, dopo che Antonio Rodà aveva trovato, probabilmente per una soffiata, una microspia installata sulla sua auto. Il primo di aprile Nucera era stato anche invitato da Gabriella Mondello nel suo ufficio per un incontro riservato.

Contemporaneamente gli inquirenti hanno monitorato il sito di stoccaggio rifiuti in via Madonna della Neve, accertando svariati reati ambientali e truffe aggravate, commesse ai danni del Comune, con il coinvolgimento della ditta Autotrasporti Nucera. Le intercettazioni avrebbero poi rivelato come diversi funzionari comunali fossero a conoscenza del traffico illecito di rifiuti, portato avanti da Ivana Pinasco, Lorenzo Rossi e dai Nucera.

Sempre tramite le intercettazioni telefoniche sono state acquisite conferme del voto di scambio, che ha portato all'elezione di Sanugineti. Poi la svolta del ritrovamento delle armi, resa volutamente pubblica per innescare le reazioni degli indagati, testimoniate dalle intercettazioni.

Per completare il quadro, gli indagati per abuso d'ufficio e traffico di influenze illecite non avrebbero provveduto ad applicare le dovute sanzioni nei confronti degli intestatari di attività abusive su spazi demaniali, senza predisporre sgomberi o demolizioni di fabbricati illegali.

Gli arresti odierni confermano la presenza della criminalità organizzata in Liguria, dove Paolo Nucera e Francesco Antonio Rodà rappresentavano i capi della 'Locale' di Lavagna. In trent'anni hanno creato una 'filiale' nel Tigullio dell'associazione mafiosa, originaria del quartiere San Carlo di Condofuri (Rc). I metodi, le regole e la struttura erano quelli tipici della 'ndrangheta. Gli affiliati potevano contare sulla disponibilità di armi e su un appoggio logistico per visitare i detenuti a Genova e Voghera, oltre che su attività intestate a prestanomi, con la compiacenza dell'amministrazione, per riciclare il denaro sporco.

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Forse consci di questo 'potere', anche i politici avevano capito che per contare qualcosa a Lavagna, bisognava avere la 'benedizione' del capo della 'Locale'.

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