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Affidamento ai servizi sociali o domiciliari, le richieste di Katerina Mathas

La mamma del piccolo Ale, morto a soli 8 mesi nella notte tra il 15 e il 16 marzo 2010, è tornata in tribunale per chiedere di poter scontare la condanna a 4 anni per abbandono di minore nella sua casa di Arenzano o affidata agli assistenti sociali

Katerina Mathas, la donna che nel maggio del 2014 è stata assolta per l’omicidio del piccolo Ale, il figlio di 8 mesi, ma condannata in via definitiva a quattro anni di carcere per abbandono di minore, è tornata in tribunale per chiedere al giudice di Sorveglianza l’affidamento in prova ai servizi sociali o la detenzione domiciliare.

La richiesta, avanzata dagli avvocati Paolo Costa e Igor Dante, dipende dal fatto che la Mathas, oggi 31 anni, lo scorso febbraio ha dato alla luce un altro figlio, avuto dal padre di Alessandro, cui negli ultimi tempi si è riavvicinata: la nuova legge prevede infatti che le neo mamme e gli over 75, per condanne sino a 4 anni, possano richiedere l’affidamento in prova o i domiciliari, a patto di aumentare di un anno il termine precedente.

In aula insieme con i legali c’era anche la Mathas, che oggi vive nell’entroterra di Arenzano insieme con il compagno e che un anno e mezzo fa era stata assolta nel processo per la morte del figlio Alessandro, 8 mesi, avvenuta in un residence di Nervi la notte tra il 15 e il 16 marzo, quando la donna e l’allora compagno, il broker Giovanni Antonio Rasero, si erano dati appuntamento per un festino a base di droga e alcol. Nel 2011 Rasero era stato condannato a 26 anni di carcere in primo grado, sentenza ribaltata in appello con l’assoluzione. Nel giugno del 2014, però, la Corte di Cassazione l’ha annullata.

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