Morte del piccolo Ale, per Katerina Mathas stop ai domiciliari e affidamento ai servizi sociali

La donna, condannata a 4 anni di reclusione per abbandono di minore in relazione alla notte del marzo 2010 in cui venne ucciso il figlio di 8 mesi, potrà lasciare le mura di casa

Finisce la detenzione domiciliare di Katernia Mathas, la 32enne genovese che lo scorso maggio è stata assolta dell’accusa di avere ucciso il figlio di 8 mesi, il piccolo Alessandro, durante una notte a base di alcol e droga consumata nel marzo del 2010 in un residence di Nervi con l’allora compagno, Antonio Rasero.

Alla Mathas, che era stata condannata a 4 anni di carcere per abbandono di minore, sono stati revocati gli arresti domiciliari, ed è stato accordato l’affidamento in prova ai servizi sociali, come da richiesta presentata dai suoi avvocati, Igor Dante e Paolo Costa: oggi la donna vive sulle alture di Arenzano con il padre di Alessandro, da cui ha avuto un altro figlio, una bimba di un anno e mezzo. Proprio in virtù della nascita della piccola, gli avvocati avevano chiesto e ottenuto il regime dei domiciliari, convertito adesso in affidamento in prova dopo i report favorevoli depositati dagli assistenti sociali.

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Katerina Mathas era stata assolta dall’accusa di omicidio nel processo di primo grado, e aveva deciso di accettare la condanna a 4 anni per abbandono di minore. Giovanni Antonio Rasero, invece, condannato in primo grado a 26 anni di reclusione aveva presentato un appello, ed era stato assolto. La Cassazione aveva però annullato il verdetto, e l’ex broker si era ripresentato in aula, questa volta a Milano, per un processo d’appello bis finito con una sentenza di colpevolezza che confermava quella di primo grado.

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