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Televendite truffa, le "vallette" dei gioielli D'Anna negano ogni accusa

Joanna Golabek ed Emanuela Botto, arrestate lo scorso mercoledì insieme con Giuseppe Maria e Ruben D'Anna in una maxi operazione dei carabinieri, hanno negato ogni addebito davanti al gip

Nessuna confessione, neppure una piccola ammissione: Joanna Golabek ed Emanuela Botto, volti delle televendite della gioielli D’Anna, accusate di truffa e arrestate lo scorso mercoledì nell’ambito di una maxi operazione dei carabinieri insieme con il capofamiglia, Giuseppe Maria D’Anna, e il figlio Ruben, hanno negato ogni addebito nell’ambito del primo interrogatorio in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari, Ferdinando Baldini.

La 46enne Golabek, figliastra di D’Anna (detenuto ai domiciliari) e la quarantenne Botto, compagna di Ruben D’Anna, sono accusate insieme con altre 20 persone di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa contrattuale, frode in commercio aggravata, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di denaro e beni di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori. 

VIDEO | I Carabinieri fanno irruzione negli studi della Gioielli D'Anna

L’inchiesta condotta negli ultimi tre anni dai carabinieri della sezione Giudiziaria del colonnello Maurizio Panzironi, coordinati dal pubblico ministero Emilio Gatti, ha infatti portato alla luce un giro milionario di truffe condotte attraverso televendite in cui la famiglia D’Anna promuoveva, e poi vendeva, gioielli con caratteristiche non conformi a quanto dichiarato in tv e poi scritto nel certificato. 

In sintesi, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, nei programmi andati in onda per anni sul digitale terrestre e su Sky (trasmessi prima da Genova, dagli studi di via Porta d’Archi, e poi da Milano dopo un primo giro di controlli), la Golabek, la Botto e i due D’Anna pubblicizzavano gemme di valore più alto rispetto a quello effettivo, vendendole a un prezzo corrispondente. Non solo: per “ripulire” i profitti, la famiglia aveva investito in diversi compra-oro disseminati sul territorio genovese, dove i contanti venivano riciclati e reinvestiti.

La Golabek, in particolare, durante l’interrogatorio ha negato ogni coinvolgimento con il patrigno, sostenendo che la sua attività nulla avrebbe a che fare con quella di D’Anna senior. Che verrà invece interrogato il prossimo 27 dicembre. Ruben D’Anna, arrestato e detenuto a Milano, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. 
 

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