Rete ciclabile d'emergenza, Fiab avverte: «Non è un posto dove andare a divertirsi in bici»

Non si tratta di piste per andare a fare scampagnate in bici, bensì di corsie che servono alla mobilità su due ruote per coloro che - in questa fase di emergenza - abbandoneranno i mezzi pubblici

I lavori in corso Italia, foto Facebook@Marco Bucci

Era stato annunciato dal sindaco Marco Bucci venerdì sera, l'inizio dei lavori di tracciatura delle corsie riservate alle biciclette: si tratta di tre piste ciclabili che attraverseranno parte di Genova per adeguarsi alla situazione di emergenza legata al Covid-19.

Il tratto che da piazza De Ferrari arriva a Boccadasse, salvo imprevisti, verrà aperto lunedì 18 maggio in mattinata (e a seguire verrà inaugurata la parte da De Ferrari alla Fiumara), e servirà a risolvere almeno in parte il nodo del traffico della fase 2, e in un periodo in cui rispettare le distanze di sicurezza è fondamentale per evitare l'aumento dei contagi. In programma anche altri interventi per coprire Valbisagno e Valpolcevera.

Corsie che servono per chi non vuole usare i mezzi pubblici

Ma in cosa consistono queste nuove reti ciclabili? Il circolo Fiab Amici della Bicicletta di Genova lo spiega sul suo profilo Facebook, ricordando che non si tratta di piste per andare a fare scampagnate in bici, bensì di corsie che servono alla mobilità su due ruote per coloro che - in questa fase di emergenza - abbandoneranno i mezzi pubblici, e dunque dovranno usare questi spazi per spostamenti importanti, come per andare al lavoro.

Cos'è una rete ciclabile d'emergenza

Il circolo Fiab Genova spiega: «È un corridoio per la mobilità destinato alle forme di mobilità alternative lungo tutte le principali direttrici urbane, in modo da convogliare su queste le quote di mobilità che si perderanno dal trasporto pubblico, almeno nelle parti più congestionate delle città. È indubbio che con l'emergenza Covid molti abbandoneranno il mezzo pubblico. Se anche solo il 10% dei 369.000 utenti che ogni giorno usano i mezzi AMT a Genova dovessero decidere di non tornare all’utilizzo dei mezzi pubblici, ci troveremmo improvvisamente per strada 37.000 auto o moto in più oltre a quelle che già “normalmente” affollavano le strade. La bici e la micromobilità elettrica possono essere la soluzione. Le linee tracciate su strada forniscono la legalità della rete a norma del codice della strada. Poi ognuno sarà personalmente responsabile del proprio comportamento colposo o doloso su strada, come sempre.

Cosa non è la rete di emergenza?

«Non è una rete dove andare a divertirsi in bici, non è uno svago per le famigliole - dice il circolo Fiab - Per quello ci penserà il Biciplan che dovrebbe essere approvato entro fine anno e che prevederà la rete ciclabile strutturata che non si costruisce certo in una notte. Concludiamo ricordando che la strada è di tutti e non solo di auto e moto».

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