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Cronaca

Infortuni mortali sul lavoro 2023: la mappa del rischio, come sta la Liguria

I dati da gennaio a luglio elaborati dall’Osservatorio sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, la Liguria finisce in 'zona gialla' per l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa

Con i dati da gennaio a luglio 2023 la Liguria finisce in 'zona gialla' per l'incidenza degli infortuni mortali sul lavoro. Questo è quanto emerge dall'elaborazione dei dati ufficiali Inail effettuata, come sempre, dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering. 

Infortuni mortali sul lavoro, la mappa delle regioni

In zona rossa nei primi sette mesi del 2023 con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 18,6 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Umbria, Abruzzo, Basilicata e Calabria. Seguono in zona arancione Friuli Venezia Giulia, Puglia, Marche, Trentino Alto Adige, Campania, Sicilia e Veneto. Quindi la zona gialla dove, insime alla Liguria, troviamo anche Piemonte, Valle D’Aosta, Sardegna, Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. Zona bianca, infine, per Toscana e Molise. 

L'indice di incidenza della mortalità

Per definire più nitidamente il panorama nazionale l’Osservatorio sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre elabora il rischio reale di morte dei lavoratori, regione per regione e provincia per provincia. L’Osservatorio analizza così l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa regionale e provinciale. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico anche tra regioni con un numero di lavoratori diverso. .

La situazione in Liguria

La Liguria conferma, in questo dato parziale, quello definitivo del 2022 (la zona gialla), ma lo scorso anno nei primi sette mesi si trovava in zona bianca. Rimane comunque una delle regioni con l'incidenza più bassa in Italia (14esima su 20) con un dato pari al 17,9, inferiore alla media nazionale del 18,6. Il dato corrisponde al numero di decessi ogni milione di occupati. Per quanto riguarda le province 'zona bianca' per Genova con quattro incidenti mortali e un indice di incidenza medio pari a 11,7 (72esimo posto su 84 province), stessa situazione anche per La Spezia (un decesso, indice 11,6 e 74esimo posto). Scenario completamente diverso a Imperia (terza nella classifica nazionale con 4 morti e un indice pari a 49,4 e quindi da zona rossa), segue Savona, zona gialla, con 2 morti e un indice di 18,5 che vale il 51esimo posto tra le 84 province.

Infortuni lavoro 2023

I morti sul lavoro in Italia e in Liguria 

Tra gennaio e luglio 2023 sono 559 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 430 in occasione di lavoro (+4,4% rispetto a luglio 2022) e 129 in itinere (-17,8% rispetto a luglio 2022). Ancora alla Lombardia va la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (74). Seguono: Veneto (40), Lazio (36), Campania e Piemonte (33), Emilia Romagna (31), Puglia (29), Sicilia (26), Toscana (21), Abruzzo (16), Marche (14), Umbria e Calabria (13), Friuli Venezia Giulia (12), Trentino Alto Adige e Liguria (11), Sardegna (10), Basilicata (5) e Valle d’Aosta e Molise (1).

Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering di Mestre, commenta così l’ultima indagine realizzata dal proprio team di esperti, soffermandosi sui dati nazionali: "Fatto il giro di boa del 2023, le proiezioni statistiche descrivono un panorama a dir poco sconfortante. Ed è avvilente constatare, per chi come noi si occupa da 14 anni di monitorare quotidianamente l’emergenza, come la situazione non accenni in alcun modo a migliorare. Anzi, come nel caso delle morti in occasione di lavoro, lo scenario diventa di mese in mese più critico con un incremento rispetto allo scorso anno del 4,4%”.

L'analisi per fascia di età

I dati italiani mettono in luce ed evidenziano gli aspetti più gravi dell’emergenza. Specie quando parliamo di incidenza di mortalità tra i giovanissimi lavoratori. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è ben superiore rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (15,7 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 9,5). E anche i dati positivi devono essere interpretati. "Sebbene emerga una significativa diminuzione del 21,9% degli infortuni denunciati - spiega ancora Mauro Rossato - dobbiamo però sempre riportare alla memoria come nel 2022 fossero ancora molti gli infortuni denunciati connessi al Covid che oggi, invece, non compaiono quasi più nelle statistiche".

Sempre sul fronte delle incidenze, quella minima viene rilevata tra i 25 e i 34 anni (pari a 9,5 infortuni per milione di occupati), mentre la più elevata nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni (65,5), seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (32). Per quanto riguarda gli stranieri deceduti in occasione di lavoro, sono 79 su 430. E il rischio di morte sul lavoro si dimostra essere sempre superiore rispetto agli italiani. Gli stranieri, infatti, registrano 33,3 morti ogni milione di occupati, contro i 16,9 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

I settori più a rischio

Nei primi sette mesi del 2023 è sempre il settore trasporti e magazzinaggio a registrare il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 61. Ed è seguito dalle costruzioni (58), dalle attività manifatturiere (51) e dal commercio (32). La fascia d’età numericamente più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (154 su un totale di 430). Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro da gennaio a luglio 2023 sono 25, mentre 14 hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 79, mentre sono 24 quelli deceduti a causa di un infortunio in itinere. Il mercoledì è il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nei primi sette mesi dell’anno (20,5%).

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