Il ciclista fantasioso, che disse 'no' agli accertamenti tossicologici

Ha riportato ferite guaribili in trenta giorni dopo una caduta in bicicletta. Ai medici ha detto di essere stato investito e da lì sono partite le indagini. Che alla fine hanno svelato la verità

Il bello di alcune vicende di cronaca è che il colpo di scena arriva quando meno te lo aspetti. Nella serata dello scorso 18 gennaio un 23enne di Sestri Levante era stato soccorso in via Fasce da un'ambulanza del 118 a seguito di una caduta dalla bicicletta. La vittima aveva riportato un'importante trauma cranico con alcune fratture. La prognosi era stata di 30 giorni.

Ai medici dell'ospedale di Lavagna, dove era stato inizialmente trasportato, il ciclista ha riferito di essere stato investito da un'autovettura il cui conducente, dopo aver provocato l'incidente, si era allontanato senza prestare soccorso. I carabinieri, informati dell'incidente, hanno immediatamente avviato le indagini per ricostruire la dinamica dell'accaduto e identificare eventuali responsabili. L'ipotesi di reato iniziale è stata quella di lesioni stradali con omissione di soccorso. Sulle prime si è supposta, quindi, l'esistenza di un 'pirata della strada' in circolazione, che, dopo aver provocato la caduta del giovane, invece di fermarsi a prestare soccorso, aveva fatto perdere le proprie tracce.

Come da prassi i militari hanno chiesto ai sanitari del pronto soccorso che il paziente, essendo stato coinvolto in un incidente stradale mentre stava conducendo un veicolo - sebbene si trattasse solo di una bicicletta - venisse invitato a sottoporsi agli accertamenti tossicologici tesi a verificare l'eventuale assunzione di sostanze alcoliche o stupefacenti. Ma il giovane si è rifiutato di fare gli esami.

Nel frattempo gli uomini dell'Arma hanno acquisito le immagini dell'impianto di videosorveglianza comunale dalla cui analisi è emerso che in realtà non si sarebbe trattato di un investimento, ma di una caduta autonoma dalla bicicletta. Ed è così che la vittima della caduta è stata denunciata all'autorità giudiziaria sia per essersi rifiutata di sottoporsi agli accertamenti per verificare l'eventuale stato di ebbrezza alcolica mentre si trovava in sella alla sua bicicletta, sia per simulazione di reato, ovvero per aver denunciato falsamente un'omissione di soccorso quando, in realtà, non vi sarebbe stata nessuna collisione, ma solo una semplice caduta autonoma.

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Il rifiuto di sottoporsi alle analisi del sangue - fanno notare i carabinieri - potrebbe trovare spiegazione nel tentativo di nascondere una possibile causa della caduta.

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