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Nave contro torre: non è errore umano, funerali dopo ritrovamento dispersi

Ancora molti dubbi avvolgono la tragedia avvenuta a molo Giano in porto. Eppure qualche certezza comincia a prendere corpo. I funerali delle vittime si terranno solo dopo che saranno trovati gli ultimi due dispersi. Perde corpo l'ipotesi dell'errore umano

Genova - Ancora molti dubbi avvolgono la tragedia avvenuta a molo Giano in porto. I due dispersi, Gianni Jacoviello e Francesco Cetrola, non sono ancora stati ritrovati e l'inchiesta della Procura di Genova è solo alle prime battute. Eppure qualche certezza comincia a prendere corpo.

I funerali delle vittime dell'incidente si terranno solo dopo che saranno trovati gli ultimi due dispersi. Lo ha confermato il comandante della Capitaneria di Porto, ammiraglio Felicio Angrisano. L'altro dato a cui manca solo l'ufficialità è che non si è trattato di errore umano.

Al momento nessuno può confermare questo che non è solo un sospetto. Il comandante Angrisano si è limitato a una risposta diplomatica: «io un'idea chiara di quello che è successo, e di quali sono state le cause, ce l'ho chiara in testa, ma per il momento me la tengo per me. Tocca alle inchieste in corso, della magistratura e del ministero, accertare la verità».

Molte delle risposte sulle cause dell'incidente potrebbero arrivare dalle verifiche sui motori della Jolly Nero e della sua scatola nera. Sia il comandante, Roberto Paoloni, che il pilota Antonio Anfossi, avrebbero sostenuto la tesi dell'avaria.

La portacontainer stata uscendo dal porto in retromarcia. All'altezza della torretta la manovra, usuale, per ruotarsi con la prua avanti. Ma al momento di invertire la marcia, i comandi non avrebbero risposto e la nave ha continuato a procedere di poppa andando a scontrare e abbattere la torre dei piloti.

Ad accompagnare la manovra c'erano due rimorchiatori, il Genua e lo Spagna, il primo in prua e il secondo in poppa. «Cosa fate, non avete più acqua», l'allarme lanciato dallo Spagna. Ma dalla Jolly Nero la risposta che è arrivata non lasciava presagire niente di buono: «non ho la macchina».

«Quando ho capito, quando ho visto, ho creduto che stessi sognando. Mi sono stropicciato gli occhi, ma era tutto vero: la torre stava andando giù in una nuvola di fumo. Ero lì e non potevo far nulla». È la dolorosa testimonianza di Marco Ghiglino, comandante dei Rimorchiatori, quella notte a bordo del Genua.

Se è vero che sulla Jolly Nero «non entrava la marcia avanti» lo accerteranno le perizie disposte dalla Procura. In particolare le indagini intendono accertare alcuni aspetti delle condizioni della nave, riferiti in particolare alle dotazioni tecniche e meccaniche.

Eventuali malfunzionamenti dovuti a scarsa manutenzione a bordo del mercantile sposterebbero non di poco il peso delle responsabilità. Al momento il comandante Paoloni e il pilota Anfossi restano gli unici due indagati per omicidio colposo plurimo, aggravato dalle lesioni. Ma come hanno da subito lasciato intendere dalla Procura  non è da escludere l'iscrizione di altri nomi sul registro degli indagati. La città pretende giustizia.

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