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Inchiesta Morandi, Di Pietro: «Responsabilità politiche, istituzionali e personali»

L'ex ministro alle Infrastrutture è stato ascoltato dai pm come persona informata sui fatti mercoledì mattina. Caos in tribunale per un falso allarme bomba

«Il ponte venga pagato da chi l'ha fatto cadere, quindi mi auguro che la soluzione adottata non sia che si paghi di più per avere di meno»: non ha peli sulla lingua, l’ex ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro, ch  mercoledì mattina si è presentato in tribunale a Genova per essere ascoltato dai pubblici ministeri come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi.

Di Pietro è stato ministro alle Infrastrutture nel 2007, anno in cui fu firmata la convenzione tra Anas e Autostrade per l’Italia finalizzata a illustrare in maniera più dettagliata la concessione per gestire la rete autostradale nazionale. Ed è stato anche uno dei primi a intervenire sul crollo, nei giorni successivi alla tragedia, sottolineando come il ministero avesse una responsabilità nell’accaduto dal punto di vista dei controlli e della vigilanza. 

In mattinata, l’ex ministro ha reso le sue dichiarazioni ai pm e poi ha commentato nuovamente la vicenda: «Per la città di Genova l'importante è il risultato il più presto possibile, un ponte che non cada più. Poi che lo faccia Giovanni, Nicola o Francesca alla città di Genova non credo interessi molto - ha detto riferendosi all’affidamento alla cordata Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr -

Ogni tragedia deve avere la sua giustizia, con riferimento a ciò che è successo a Genova, ribadisco ciò che ho detto già pubblicamente e che posso ripetere: ci sono responsabilità politiche, istituzionali e personali, la procura si deve occupare di quelle personali, e io spero di avere dato il mio contributo, Credo che politica e istituzioni debbano interrogarsi non più il giorno dopo una tragedia, per capire cosa si poteva fare per impedirla, ma semmai il gorno prima».

L’audizione di Di Pietro è stata complicata da un falso allarme bomba scattato a Palazzo di Giustizia proprio nelle ore in cui l’ex ministro si trovava all’interno. Anche lui, come il resto delle persone presenti, ha dovuto lasciare l’edificio restando all’esterno per poco più di un’ora. 

«Quel che ho fatto per ogni clausola del ministero l'ho indicato consegnando al pm anche la documentazione relativa, per questo mi sono rimasti in valigia solo i capocolli e le caciotte - ha aggiunto ai cronisti che lo attendevano fuori dal tribunale - Sono orgoglioso di quello che ho fatto, non ho nulla da rimproverarmi. Non ho firmato io la convenzione. Leggete chi ha firmato la convezione e chi ha dato autorizzazione. Tutto ciò che dovevo dire l'ho detto al pm». 

«Ai familiari delle 43 vittime - ha quindi concluso Di Pietro - esprimo la mia vicinanza e la mia solidarietà. Credo che ognuno di noi abbia il dovere di dire ciò che di cui è a conoscenza per aiutare ad accertare la verità. Io ho già fatto il mio dovere da ministro, e sono molto orgoglioso di averlo raccontato in questa sede».

Venerdì sarà l'ex ministro Graziano Del Rio a presentarsi davanti ai pm per essere ascoltato come persona informata sui fatti.

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