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Carige, l'ex procuratore Lalla: «Non sono sotto inchiesta ma rimetto il mandato»

L'annuncio è arrivato durante una conferenza stampa indetta per chiarire gli ultimi sviluppi nell'ambito dell'indagine su Giovanni Berneschi: «Mai chiamato per raccomandate mia nuora»

«Non sono sotto inchiesta e non ho nulla a che fare con lo scandalo Carige, ma ho deciso di rimettere il mio mandato di difensore civico nelle mani del consiglio regionale, che avrà modo di valutare se ha ancora fiducia nella mia persona e nella carica che ricopro»: l’annuncio arriva dall’ex procuratore capo della Repubblica di Genova, Francesco Lalla, a margine di una conferenza stampa indetta per chiarire la sua posizione in seguito agli ultimi sviluppo nell’inchiesta Carige.

Il nome di Lalla era venuto fuori durante l’indagine aperta dalla procura di Torino su Giovanni Berneschi, in relazione a presunte comunicazioni che avrebbero riguardato la nuora dell’ex procuratore: «Quanto è successo è molto semplice, in uno dei rarissimi incontri avuti con Berneschi, sapendo che la Carige aveva contattato mia nuora per un lavoro, mi sono permesso di chiamare per complimentarmi per la scelta - ha spiegato Lalla - Mia nuora aveva già allora un incarico dirigenziale in una delle più grandi società di revisione di conti italiane, e alla fine non ha firmato alcun contratto con Carige, si è tenuta l’incarico precedente, che mantiene ancora oggi. Preciso che era stata Carige a cercare mia nuora, non lei a cercare loro. Forse ho peccato di debolezza, ma non c’era alcun interesse personale nella vicenda, e io non sono sotto inchiesta».

Lalla ha definito la scelta di rimettere il mandato una «doverosa iniziativa nei confronti di chi mi aveva eletto difensore civico con 35 voti su 36 presenze. Un mandato fiduciario molto forte che ho il dovere di rispettare. Oggi era il primo giorno utile perché potessi far presente al presidente Boffa la mia intenzione. Nella lettera che ho presentato non ho parlato di dimissioni, non voglio sottrarmi ai miei doveri, ma è giusto che chi mi ha dato questa fiducia valuti se la merito ancora».

La parola adesso spetta al presidente del consiglio regionale Michele Boffa, che «porterà la questione all’ufficio di presidenza, leggerà la mia lettera e la mia versione dei fatti e valuterà il da farsi».

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