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Tentò di uccidersi con i figli, ritenuta capace di intendere e di volere

La donna lo scorso febbraio aveva appiccato il fuoco alla propria abitazione, depressa per la morte del marito. In stato di fermo al San Martino, è stata trasferita nel carcere di Pontedecimo

Capace di intendere e di volere: questo il verdetto che il perito nominato dal tribunale di Genova ha espresso sulla donna che lo scorso febbraio appiccò il fuoco alla propria casa nel tentativo di uccidersi insieme con i figli dopo la morte del marito, avvenuta un anno prima.

La donna si trovava in stato di fermo all’ospedale San Martino dopo il salvataggio in extremis dal suo appartamento della Foce, e dopo la perizia è stata trasferita nel carcere femminile di Pontedecimo

I fatti risalgono allo scorso 18 febbraio, quando la donna, secondo gli inquirenti, avrebbe appiccato il fuoco alla propria abitazione usando alcune bombole di gas acquistate nei giorni precedenti. In casa con lei i figli di 10 e 13 anni: proprio il più grande aveva dato l’allarme, salvando la vita del fratellino e della madre. 

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