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Immigrazione, finora accolti duemila profughi

Situazione delicata in via Caffaro, Alexandra Benvenuti (Croce rossa): «Puntiamo su formazione e inserimento»

Si sono riunite oggi, con la presidenza di Cristina Lodi (Pd) e di Marianna Pederzolli (Lista Doria), le commissioni II – Pari opportunità e politiche femminili e VII – Welfare, con la partecipazione di Emanuela Fracassi, assessore alle Politiche socio sanitarie e della casa, per trattare nuovamente il tema dell’accoglienza dei profughi in città, con particolare attenzione per la struttura di accoglienza di via Caffaro. Presenti, come auditi, Carlo Golda  e Alexandra Benvenuti per la Croce Rossa Italiana, ente gestore della struttura di via Caffaro su mandato della prefettura, Paola Guastalla e Domenico Giannantonio per i residenti.
In apertura Fracassi ha fatto il punto sul sistema genovese di accoglienza profughi che nella Città metropolitana ospita circa 2.000 persone, di cui circa 280 sono inserite nel progetto Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), un programma di qualità superiore e di maggiore durata rispetto all'accoglienza temporanea del Ministero dell’Interno, che comprende formazione e inserimento lavorativo. Tutti gli altri sono inseriti in centri, allestiti a cura della prefettura, dedicati all'accoglienza in emergenza. Questo squilibrio corrisponde al dato nazionale: in tutta Italia, in seguito alla lunga teoria di sbarchi e ai blocchi delle frontiere, la necessità di posti in emergenza è cresciuta a dismisura

Anci, e il Comune di Genova al suo interno, punta a invertire nuovamente il rapporto, potenziando lo Sprar per offrire il servizio a tutti i richiedenti che soggiornino a lungo nel nostro Paese. Nel contempo l’associazione dei Comuni sta richiedendo al Ministero un maggiore impegno per accordi internazionali che favoriscano la mobilità dei profughi in transito. Attualmente in Italia solo 800 comuni su 8.000 aderiscono al progetto. Anci lavora per una maggiore diffusione di Sprar sul territorio nazionale. A fine anno ci sarà un nuovo bando triennale, con alcune novità: i Comuni che già partecipano potranno lavorare in continuità, senza partecipare nuovamente alla gara, mentre quelli che ospitano un numero di profughi pari allo 0,3% della popolazione saranno dispensati dalla partecipazione all’accoglienza in emergenza. Sul territorio della Città metropolitana i comuni minori accolgono solo 376 profughi, rispetto alla popolazione lo 0,14%, mentre il capoluogo accoglie tutti gli altri, lo 0,3% degli abitanti. 

A Genova, grazie anche alle sollecitazioni del Comune alla prefettura, si pratica perlopiù l’accoglienza diffusa; più della metà dei rifugiati è collocata in appartamenti. È questo, per il Comune, il modello da seguire. Marianna Pederzolli (Lista Doria), che, per la II commissione, ha collaborato con l’assessorato per la pubblicazione sul sito del Comune di “Rifugiati, domande e risposte”, documento che illustra i dati genovesi per una corretta informazione della popolazione, ha illustrato il lavoro. Questi gli argomenti trattati: differenza tra richiedente asilo e rifugiato, perché si viene accolti (con i riferimenti di legge), percorso del richiedente, la vita nei centri, distribuzione sul territorio, origine dei richiedenti e situazione di guerra o povertà, costi, che cosa può fare il cittadino (volontariato). Sui costi, Pederzolli ha sottolineato che la spesa di 40 €/giorno è coperta interamente dal Ministero dell’Interno

Nel corso della riunione il tema dell’accoglienza ai profughi è stato affrontato da vari punti di vista: nazionale, locale, particolare di via Caffaro. Sono intervenuti i consiglieri Matteo Campora e Guido Grillo (Pdl), Francesco De Benedictis (G.Misto), Claudio Villa (Pd), Clizia Nicolella e Marianna Pederzolli (L.Doria), Stefano De Pietro (M5s), Alfonso Gioia (Udc), Antonio Bruno (Fds). I residenti hanno nuovamente rappresentato la difficoltà per il condominio a reggere una struttura dell’importanza di quella gestita da Croce Rossa, preoccupazioni per le condizioni di sicurezza e di igiene, anche per gli ospiti, e dubbi sulla legalità, da molti punti di vista, dell’operazione. Alexandra Benvenuti, subentrata alla direzione del Centro collettivo di via Caffaro, ha presentato le innovazioni che ha apportato all’organizzazione del servizio, migliorando le attività formative e di inserimento lavorativo. Già adesso tre ospiti hanno ottenuto la licenza media, altri la certificazione A1 per la lingua italiana, mentre alcuni frequentano corsi professionalizzanti della Regione, alcuni partecipano all’orto collettivo del Municipio Centro Est e sono molteplici le iniziative in corso. Adesso Cri è in rete anche con lo Sprar. 

Sul piano più generale, Benvenuti ammonisce che la vera emergenza «sarà quando dovremo convivere con una gran massa di persone che saranno totalmente invisibili dal punto di vista legale. Per questo è assolutamente necessario lavorare per la formazione e per un vero inserimento». Per Fracassi la situazione di via Caffaro «non è l’unica complessa e difficile in questa città. La posizione di Genova e degli altri Comuni è che sia preferibile il sistema dell’accoglienza diffusa; perciò abbiamo chiesto alla prefettura di migliorare le regole dei propri bandi. Vogliamo che, con il progetto Sprar, i Comuni riassumano la regia dell’accoglienza, ma per questo è necessario un aumento del personale, per cui attendiamo un intervento governativo per l’assunzione di personale dedicato. Il nostro piano prevede il superamento delle accoglienze collettive a favore delle accoglienze diffuse». Attualmente sono una quindicina i centri collettivi, una settantina gli appartamenti, tutti di proprietà privata.

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