Ex Ilva, slitta lo spegnimento dell'Altoforno 2

Il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso dell'azienda relativo alla proroga della facoltà d'uso dell'Altoforno 2 di Taranto. Lo spegnimento immediato avrebbe comportato il ricorso alla cassa integrazione strutturale per 3.500 lavoratori

Sospiro di sollievo anche per i lavoratori genovesi dell'ex Ilva dopo che il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso dell'azienda relativo alla proroga della facoltà d'uso dell'Altoforno 2 di Taranto. Un accoglimento soggetto però a condizioni. La proroga infatti è subordinata all'adempimento delle residue prescrizione in tutto in parte non attuate in particolare assegnando i seguenti termini: 'a decorrere dalla data di deposito della presente ordinanza 6 settimane per l'adozione dei cosiddetti dispositivi attivi a decorrere dalla data del 19 novembre 2019; 9 mesi per l'attivazione del caricatore automatico della massa appare nella Mat; 10 mesi per l'attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l'attivazione del caricatore delle aste della Maf e sostituzione della Maf', conclude il Riesame.

«La proroga all'uso dell'Altoforno 2 - dichiara Paolo Capone, segretario generale dell'Ugl - è un segnale importante volto a salvaguardare la produzione e i posti di lavoro. Il blocco dell'impianto avrebbe aggravato una situazione di per sé critica. Mi auguro che il piano industriale di Arcelor Mittal tenga in considerazione la decisione dell'autorità giudiziaria. La priorità è garantire i livelli occupazionali. No ad ulteriori esuberi».

«Il rifiuto - dichiara il segretario generale della Uilm di Genova, Antonio Apa - da parte del Tribunale di Taranto contro lo spegnimento dell'altoforno 2 è una buona notizia poiché evita il ricorso alla cassa integrazione strutturale per 3.500 addetti, per i quali è necessario il reintegro in azienda. Allo stesso tempo è necessario che Mittal rispetti tutti i vincoli prescritti per evitare rischi di incidenti sull'impianto. Il mancato spegnimento dell'altoforno 2 lascia irrisolti i veri nodi del contenzioso tra Governo e Mittal. L'incompetenza della politica, e quindi del Governo stesso, ha messo a nudo il deficit di conoscenza nell'approcciare al dossier Ilva, a partire dal mancato scudo che da lì in avanti ha provocato solo dei disastri con la compiacenza dello stesso Esecutivo. La sentenza emessa in data odierna non risolve i drammatici problemi della siderurgia nonostante il verbale sottoscritto da Mittal e Governo il 20 dicembre scorso. Pertanto l'Esecutivo deve sedersi con noi e con il signor Mittal smettendola di inseguire le strategie di chi vuole chiudere la fabbrica», dice Apa.

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«È necessario ripartire dall'accordo del 6 settembre 2018 mantenendo i 4,8 miliardi di investimenti previsti con la salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori, compresi quelli in Ammistrazione straordinaria. Per la Uilm - sottolinea Apa - è necessaria la contestualità degli assetti industriali e occupazionali perché quello che ci proporrebbero Mittal ed il Governo a scatola chiusa fuori da questo schema non garantirebbe né l'occupazione né la salvaguardia industriale della siderurgia. Questi uomini di Stato così illuminati che hanno portato questa vicenda in un vicolo cieco dovrebbero avere un sussulto per rimettere al centro e dare una soluzione adeguata ad uno dei pilastri industriali del sistema Paese».

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