«Cassa integrazione illeggittima», lavoratori ex Ilva in presidio ed esposto in Procura

«L'azienda vuole ancora cassa integrazione covid-19 ma gli ordini ci sono, quindi perché non lavorare?»

Protesta dei lavoratori ex Ilva, lunedì mattina, dopo la decisione di ArcelorMittal di chiedere altre due settimane di cassa integrazione covid-19 e prolungare lo stop sino al 21 giugno. La protesta, la prima di fatto dell'epoca coronavirus, è iniziata davanti agli ingressi dello stabilimento di Cornigliano ed è proseguita con un corteo, o meglio "una passeggiata civile", come detto dai sindacati, diretto in Prefettura.

Il corteo si è mosso intorno alle 9, un "banco di prova" per le manifestazioni del post lockddown: tutti i lavoratori hanno indossato la mascherina, alcuni si sono mossi a piedi, altri hanno utilizzato la bici, obiettivo dare un segnale forte all'azienda e alle istituzioni. Circa 500 le persone partite questa mattina, niente fumogeni e striscioni arrotolati, anche se i petardi, immancabili, sono arrivati, anche se solo nelel gallerie. 

La cordata che ha rilevato lo stabilimento ha inviato sabato sera le lettere di cassa integrazione ai lavoratori, annunciando che da lunedì 18 maggio sarebbero rimasti a casa. I vertici dell’aziende hanno inoltre deciso di non presentarsi all'incontro con il sindacato e le istituzioni locali che si è tenuto in prefettura. Un nuovo incontro è stato fissato proprio per lunedì, «per verificare le possibili soluzioni, ma Arcelor Mittal rimane indifferente e in modo arrogante procede con l'invio delle lettere ai lavoratori che usa come arma di ricatto verso il Governo nella sua trattativa riservata - scrivono i sindacati - Come Fiom Cgil abbiamo deciso, di fronte a tale prepotenza, di rivolgerci anche alla magistratura con un esposto che nelle prossime ore invieremo alla Procura della Repubblica di Genova».

«Vi è un utilizzo illegittimo dello strumento della cassa integrazione, avendo le prove che gli ordini commerciali per lavorare esistono e che certificheremo alla Procura - proseguono le sigle sindacali - Un utilizzo illegittimo che arriva a sfruttare la cassa integrazione per pandemia covid19 che nulla centra con le astratte e non veritiere ragioni dichiarate dalla azienda, sperperando soldi pubblici finanziati dagli ultimi decreti e costruendo un ulteriore risparmio economico».

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La stessa lettera verrà inviata anche all'Inps e all'Ispettorato del Lavoro: «Non è accettabile che quando il lavoro c'è si vada in cassa integrazione con un enorme taglio di salario e che si utilizzino furbescamente soldi pubblici, di tutti cittadini, per propri tornaconti finanziari e di pressione sulle Istituzioni - conclude la Fiom - Arcelor Mittal crede che tutto gli sia dovuto senza  regole, senza nessun impegno verso i lavoratori e la città. Noi non siamo d'accordo».

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