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Ilva: all'orizzonte un autunno caldo

Le dichiarazioni del presidente della Regione, Giovanni Toti, hanno innescato l'immediata reazione della Fiom. Venerdì 23 otobre in consiglio regionale è prevista una seduta monotematica sulla vertenza, con relativa protesta dei lavoratori

Si preannuncia un autunno caldo per i lavoratori dell'Ilva e le istituzioni locali. Venerdì 23 otobre in consiglio regionale è prevista una seduta monotematica sulla vertenza, con relativa protesta dei lavoratori aderenti alla Fiom.

L'intervento del presidente della Regione, Giovanni Toti, ha innescato l'immediata reazione del sindacato.

«Il problema Ilva è molto complesso - spiega Toti - e si trascina da anni, come molte cose in questa Regione. Abbiamo già incontrato il commissario Laghi e lo incontreremo di nuovo a Roma nei prossimi giorni per chiedergli che intenzioni abbia rispetto allo stabilimento di Genova. Abbiamo bisogno di risposte chiare dal governo che stentano ad arrivare».

«Abbiamo bisogno di conoscere il piano industriale per il risanamento di Ilva - aggiunge Toti - e dobbiamo capire se il sito di Cornigliano tornerà a essere produttivo. Quello stabilimento insiste su un'area molto importante del nostro porto dove si possono fare moltissime cose. Per questo abbiamo bisogno di una risposta da Ilva per capire se quella è una strada per dare lavoro agli attuali dipendenti o se dobbiamo seguirne altre. In ogni caso - conclude - il problema verrà risolto».

Di seguito la risposta della Fiom attraverso una nota.

Le dichiarazioni del presidente della Regione Liguria sono preoccupanti quando, parlando del futuro dell'Ilva di Genova, dichiara che ci vuole un piano industriale e bisogna ridiscutere delle aree. Sembra che si voglia rompere l'Accordo di Programma del 2005 che ci ha permesso di salvare lo stabilimento di Genova e i lavoratori.

Sembra di essere tornati indietro al 1999 quando tutti ci spiegavano che liberando le aree dell'Ilva ci sarebbero state nuove imprese e nuovo lavoro. La realtà ha dimostrato che erano tutte balle.

Con l'Accordo di Programma del 2005 si sono liberate 400mila metri quadri di cui la metà servivano per nuove realtà industriali. Dove sono, dopo 10anni, queste realtà? Non ne vediamo una tranne l'Ilva.

Quei lavoratori hanno fatto un patto con la città, le istituzioni locali ed il governo: si chiude una parte d'industria che fa utili e assume ma in cambio si garantisce la continuità produttiva di ciò che rimane con nuovi investimenti e si garantisce tutta l'occupazione (allora definita in 2.200 posti di lavoro) e si garantisce la continuità di reddito.

Un Piano Industriale c'è già ed è quello allegato all'Accordo di Programma e il Collegio di Vigilanza presso la Prefettura di Genova (di cui il sindacato non fa parte) doveva, come dice la parola, vigilare che tutto fosse portato a compimento.

Se ciò non è avvenuto o è avvenuto solo in parte la responsabilità non è solo dell'azienda ma anche delle istituzioni locali e nazionali.

Le risposte le vogliamo dal Governo ma anche dalla Regione Liguria, dal Comune di Genova e da tutti gli altri firmatari. Va rivendicato l'applicazione dell'Accordo di Programma, vanno messe in moto le linee di produzione nuove e ferme da due anni, vanno conclusi gli investimenti utilizzando la Legge di Stabilità che ha dato via libera a un miliardo e 200 milioni per Ilva, và garantito il reddito, và applicato e difeso l'Accordo di Programma del 2005.

I patti vanno rispettati e andremo in Regione il 23 ottobre e in Prefettura il 3 novembre per ribadire tali posizioni.

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